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La Russa difende Meloni dopo lo scontro con Trump: “È impossibile, come vedere volare un asino”

La Russa difende Meloni dopo lo scontro con Trump: “È impossibile, come vedere volare un asino”

Ignazio La Russa commenta al Corriere della Sera lo scontro tra Trump e Meloni. Nonostante le tensioni, invita alla prudenza.

Nell’intervista al Corriere della Sera, Ignazio La Russa commenta le tensioni esplose tra Donald Trump e Giorgia Meloni, offrendo la sua interpretazione di uno scontro che, più che diplomatico, viene letto come una questione di percezioni, rapporti personali e dinamiche di potere tra alleati.

Scontro Trump-Meloni: Ignazio La Russa interviene e invita a evitare rotture con gli Usa

La Russa interpreta la reazione di Trump come legata a una questione di immagine e gerarchia internazionale, sostenendo che la chiave sia la percezione di una mancata soggezione politica: Essersi mostrata alla pari con lui. Questo sicuramente potrebbe aver irritato Trump. È possibile che possa essere andata così. Lui sa di essere il capo del più grande Paese al mondo, assieme alla Cina.

E noi siamo l’Italia”. E aggiunge il suo schema interpretativo: Se qualcuno pensa che lei, in quanto donna, debba fare mezzo passo indietro, lei fa mezzo passo in avanti. Quindi semmai può aver mostrato quella che per Trump era irriverenza. Ma sicuramente non supplicarlo. Il fatto che lui usi questi termini trova un’unica, semplice, spiegazione”.

Nel tratteggiare il quadro internazionale, La Russa attribuisce a Trump una strategia comunicativa deliberata: La vendetta. Che è nel carattere di Trump. E la fa per riaffermare, agli occhi di tutti, che nessuno può considerarsi con lui alla pari”. E ancora: “Quando invece lei ha avuto un atteggiamento diverso, spiegandogli “Amico mio, questo non va bene per l’Italia” lui ha voluto dimostrare al mondo che non si può fare. E che chi lo fa viene in qualche modo “punito”. Con la bugia”. Pur riconoscendo la tensione, invita però a evitare rotture: Non scivolare in una guerra di posizione con gli Usa perché i presidenti passano ma i rapporti Italia-Usa rimangono.

Infine, sullo scenario globale e sulle crisi in corso, richiama la necessità di equilibrio: “Ma da loro non può pretendere che facciano quello che vuole lui”. E sul significato politico più ampio aggiunge: “Il messaggio è: “Vedete cosa succede se non seguite le mie indicazioni? Dopo io me lo ricordo””. Chiude con una nota di fiducia nella maturazione dei rapporti internazionali: “Ma noi abbiamo una tradizione millenaria. E possiamo superarle, queste cose. Auguro all’America di arrivare al nostro grado di maturazione”.

Scontro Trump-Meloni, La Russa: “La conosco troppo bene. Mangerò un pollo vivo se lo ha supplicato”

Nel colloquio con il Corriere della Sera, Ignazio La Russa interpreta lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni come un episodio in cui pesano soprattutto letture politiche e dinamiche personali. Alla domanda se la premier abbia “implorato” Trump, replica subito: Innanzitutto bisogna vedere bene la traduzione. E aggiunge, riferendosi al termine “begged”: Credo che il presidente Trump abbia inventato. C’è da chiedersi perché. Alla richiesta di chiarimento insiste sulla sua chiave di lettura: Secondo me lo ha fatto per vendicarsi, spiegando poi l’origine di questa presunta scelta: “Che Giorgia, a suo tempo, si sia sottratta ai suoi diktat. D’altronde prima di lei ha insultato persino il Papa”.

Nel prosieguo dell’intervista, La Russa respinge con decisione l’idea di una debolezza della premier e insiste sulla sua immagine di leader autonoma. Alla domanda sul selfie risponde in modo netto: È impossibile, come vedere volare un asino. Poi ribadisce la sua convinzione personale con una formula volutamente estrema: “No. Ma lo so per certo. La conosco troppo bene. Accetto qualunque scommessa. Ho detto che mangerò un pollo vivo se mi si dimostrerà che ha mai supplicato, non Trump, ma chiunque al mondo, nemmeno fra i suoi affetti. Semmai può avere fatto qualcosa di opposto”.

Per La Russa, il punto centrale è che Meloni non avrebbe mai assunto una posizione subordinata, ma al contrario una postura di assoluta parità politica e istituzionale.

L’intervista restituisce una lettura fortemente politica dello scontro, in cui il piano personale e quello istituzionale si sovrappongono continuamente. Al centro resta l’idea di una leadership italiana che, secondo La Russa, rivendica pari dignità nei rapporti con Washington, mentre le tensioni vengono interpretate come il riflesso di una diversa concezione del potere e della lealtà tra alleati.

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