È successo tutto alle 22:07 di mercoledì 5 febbraio 2026, un orario ben preciso, come sempre quando si parla di sismografi.
Terremoto Lemie, la scossa nella serata del 5 febbraio
Nell’area montana del Torinese, a sud-ovest di Lemie, la terra ha tremato per pochi secondi. Una scossa di magnitudo ML 2.4, registrata dagli strumenti ufficiali, con epicentro localizzato a circa 4 chilometri dal centro abitato e a una profondità stimata di 9 chilometri.
Dati tecnici, freddi. Ma dietro i numeri c’è altro. C’è il silenzio della sera, le case già chiuse, qualcuno sul divano. E poi quel rumore sordo. Non proprio un boato ma sicuramente uno scossone che ha provocato certamente una vibrazione secca, improvvisa.
Secondo i dati ufficiali degli enti di monitorggio sismico, l’evento rientra pienamente nella normale attività tellurica delle Alpi piemontesi, una zona da sempre considerata a moderata sismicità. Nulla di anomalo quindi spiegano gli esperti. Eppure, quando succede, anche una scossa contenuta si fa sentire e può spaventare gli abitanti della zona colpita.
Nessun danno segnalato almeno per il momnto e nemmeno nessuna richiesta di intervento ai soccorsi. Ma il terremoto di Lemie è stato percepito, soprattutto ai piani alti degli edifici. Chi era sveglio l’ha notato, chi dormiva, in alcuni casi, si è girato nel letto. E basta così. Fine dell’episodio. O quasi.
Terremoto Lemie avvertito anche nei comuni vicini
Fino a dove si è avvertita la scossa di terremoto? La scossa è stata chiaramente avvertita anche in diversi comuni limitrofi, in particolare a Coazze, Almese e Trana. Qui le segnalazioni sono arrivate in modo spontaneo, come spesso accade: telefonate, messaggi, brevi racconti raccolti dagli organi di informazione locali.
“Un attimo. Poi più niente.” Così lo descrive chi era in casa, secondo quanto riferito alla stampa del territorio.
Gli esperti delle autorità scientifiche, interpellati dopo l’evento, ricordano che scosse di questa entità sono frequenti e, in un certo senso, persino utili. Servono a studiare perlomeno il territorio e quindi a capire meglio il comportamento delle faglie presenti nel sottosuolo alpino. Un monitoraggio costante, che non si interrompe mai ovviamente che studia la zona anche quando tutto sembra tranquillo.
L’area, del resto, non è nuova a episodi simili. Nel passato si sono già registrate scosse di modesta entità, sempre senza conseguenze. Anche questa volta il bilancio è rimasto invariato: nessun danno, nessun ferito. Solo qualche secondo di movimento e poi il ritorno alla normalità.
Fortunatamente non si è trattato di un evento ad alto impatto sismico. E questo, dicono gli addetti ai lavori, è l’aspetto più importante.