La morte del poliziotto Ivan Francescon, assistente capo della Polizia di Stato noto per un coraggioso salvataggio a Jesolo, riaccende i riflettori sulla vulnerabilità che può toccare anche chi ogni giorno protegge gli altri.
Il poliziotto che si gettò in acqua per salvare una bimba a Jesolo
Il nome di Francescon era diventato noto al grande pubblico lo scorso 17 giugno, quando si trovava in vacanza con la famiglia a Jesolo.
In quell’occasione, senza esitazione, si era lanciato tra le onde per soccorrere una bambina di dieci anni in difficoltà. Stava entrando in acqua con il suo cane quando aveva notato la piccola sparire e riemergere tra le onde.
Dopo aver affidato l’animale al figlio, si era tuffato per raggiungerla, mentre anche il padre tentava di salvarla. Insieme ad altri due uomini era riuscito a creare una catena umana che aveva permesso di riportarla a riva, cosciente e in buone condizioni.
Per quell’intervento era stato premiato dal questore di Padova, Marco Odorisio, ma lui aveva sempre minimizzato parlando di istinto e senso del dovere. Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, lo aveva ringraziato pubblicamente con parole rimaste impresse: “Senza quel poliziotto in riposo a Jesolo con la famiglia, il suo altruismo, la sua abitudine professionale a difendere la gente, forse oggi piangeremmo un’altra bambina morta in mare. Così non è. Ne siamo felici e altrettanto grati all’Agente Ivan Francescon, della Questura di Padova“.
Si gettò in acqua per salvare una bimba: chi era Ivan Francescon, il poliziotto trovato morto a 52 anni
La scomparsa di Ivan Francescon ha gettato nello sconforto la Polizia di Stato e l’intera comunità della Questura di Padova, dove prestava servizio come assistente capo al Reparto Prevenzione Crimine del Veneto. Aveva 52 anni, era marito e padre di un figlio appena maggiorenne, ed era considerato da colleghi e amici un uomo riservato, affidabile e profondamente legato al senso del dovere.
Come riportato da Padova Oggi, il suo corpo è stato ritrovato il 16 febbraio lungo il Brenta, a Cadoneghe, e secondo le prime ricostruzioni si tratterebbe di un gesto volontario.