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Enna, rivolta nel padiglione vecchio del carcere: il motivo della protesta di 120 detenuti

Enna, rivolta nel padiglione vecchio del carcere: il motivo della protesta di 120 detenuti

I detenuti della casa circondariale Luigi Bodenza si sono impadroniti di alcune sezioni dopo aver distrutto le telecamere di videosorveglianza

Una vera e propria sommossa è scoppiata nelle scorse ore nel carcere di Enna. Circa 120 detenuti delle celle del padiglione vecchio della casa circondariale Luigi Bodenza hanno dato il via ad una importante rivolta mettendo fuori uso le telecamere di videosorveglianza ed impadronendosi di alcune sezioni per poi metterle a ferro e fuoco.

É la conseguenza di un episodio che li ha direttamente coinvolti spingendoli ad avviare una protesta, ben presto degenerata.

Rivolta di 120 detenuti nel carcere di Enna: il motivo della sommossa

Dopo aver messo fuori uso le telecamere di sorveglianza i detenuti si sono impadroniti di alcune sezioni. Sul posto sono intervenuti decine di carabinieri e agenti di polizia e della guardia di finanza per circondare il carcere.

Sono stati inviati anche gli agenti del gio, gruppo intervento operativo – sezione di Catania, da parte del dipartimento nazionale, per supportare gli agenti e cercare di riportare la situazione alla normalità. Anche colleghi di altre case circondariali sono stati allertati dalla polizia penitenziaria.

La rivolta è scoppiata in una giorno, il sabato, nel quale a fronte di 200 detenuti ci sarebbero, come riportato da Repubblica, circa 7 agenti operativi.

Sulla vicenda è intervenuto il presidente nazionale Consipe, confederazione sindacati polizia penitenziaria spiegando che la grave “carenza di personale al carcere di Enna” viene denunciata da mesi. “Avevamo chiesto – ha aggiunto a Repubblica – che i detenuti fossero sfollati per permettere la ristrutturazione del carcere che è vetusto. La propaganda del governo e del ministro Carlo Nordio si infrange con la realtà delle carceri italiane. Ci sono 65 mila detenuti stoccati dentro istituti che sono vere e proprie polveriere. Ad Enna i detenuti, invece di essere sfollati, sono stati trasferiti in altre sezioni dello stesso istituto. Ora la situazione è gravissima”.

La rivolta è scoppiata dopo che, a causa di un fulmine che ha fatto saltare le centraline telefoniche, i detenuti non avevano la possibilità di contattare telefonicamente le famiglie. Un disservizio risolto nella mattinata ma che non ha fermato i detenuti dalla decisione di dare il via alla sommossa.

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