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Svolta nelle indagini sull'omicidio di Fabio Ascione: due fermi a Napoli

Svolta nelle indagini sull'omicidio di Fabio Ascione: due fermi a Napoli

due fermi, accuse e ricostruzioni: emerge il quadro sulla morte di Fabio Ascione a Ponticelli e sulla presunta responsabilità di un giovane legato al clan De Micco

Nella vicenda che ha scosso il quartiere di Ponticelli, la morte del ventenne Fabio Ascione ha ora segnato un nuovo capitolo con il fermo di due persone ritenute collegabili alla sparatoria avvenuta all’alba del 7 aprile. Le autorità, guidate dalla Dda di Napoli e supportate dai carabinieri del nucleo operativo di Poggioreale, hanno notificato un decreto di fermo che riguarda un maggiorenne e un minorenne: il primo si è presentato negli uffici dei militari accompagnato dal proprio legale, il secondo è stato rintracciato e preso in custodia.

Fin dalle fasi iniziali delle indagini gli investigatori non hanno escluso nessuna pista, indagando sia su un possibile agguato di matrice mafiosa sia sull’eventualità che la vittima sia stata colpita per errore. Emergono elementi che collegano uno degli indagati a una figura di spicco del clan De Micco, circostanza che ha reso le investigazioni particolarmente delicate e ha alimentato un muro di omertà che gli inquirenti hanno dovuto progressivamente scalfire.

Le indagini e il fermo

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’azione giudiziaria è nata dall’analisi di testimonianze e di riscontri raccolti sul campo: i carabinieri hanno individuato un giovane, identificato come Francesco Pio Autieri, ritenuto l’autore dello sparo mortale, e il minorenne che guidava lo scooter nella circostanza. Il decreto di fermo, emesso dalla Dda di Napoli, è stato eseguito al termine di verifiche che hanno compreso ascolti, sopralluoghi e controlli su eventuali video privati. Gli investigatori hanno inoltre verificato profili social e movimenti per ricostruire la sequenza dei fatti e comprendere il possibile coinvolgimento di terze persone che avrebbero favorito la fuga o la copertura.

Dinamica ricostruita

Dalle informazioni raccolte emerge una dinamica in cui la tragedia sembra scaturire da una catena di eventi iniziata con una lite e proseguita con un raid tra gruppi giovanili. Dopo un conflitto avvenuto a Volla, un gruppo si sarebbe recato a Ponticelli dove, a seguito di spari e fuggi fuggi, alcuni ragazzi si erano rifugiati sotto l’androne di un palazzo noto come il parco di Topolino. In quel frangente, mentre il giovane imputato maneggiava un’arma, sarebbe partito un colpo che ha raggiunto al petto Fabio Ascione, giunto poco prima al luogo dopo il turno di lavoro. Gli investigatori ritengono che lo sparo possa essere stato accidentale, ma la gravità dell’evento ha reso necessario il fermo per chiarire responsabilità e dinamiche.

Ruolo del clan e omertà

Il contesto locale fa da sfondo a una vicenda nella quale il peso della criminalità organizzata è rilevante: il clan De Micco viene indicato dagli investigatori come un attore che ha esercitato forme di protezione e pressione sui testimoni. È stata segnalata l’esistenza di un sistema di copertura e di un tentativo di orientare le versioni dei presenti, con il rischio di un depistaggio mirato a far ricadere colpe su altri gruppi. L’azione delle forze dell’ordine ha cercato di dissolvere questo scudo attraverso attività mirate e una pressione investigativa che ha portato alla luce elementi utili per la ricostruzione.

Depistaggi e social

Nel corso delle ore successive all’omicidio, i social network hanno amplificato tensioni e informazioni non sempre verificate, con foto e nomi diffusi in un clima di caccia alle responsabilità che ha rischiato di condizionare le indagini. Secondo gli investigatori, parte della narrazione online sarebbe stata strumentale a un tentativo di depistaggio orchestrato per alleggerire la posizione del giovane legato al clan. Le verifiche sui profili e le conversazioni pubbliche hanno quindi rappresentato elementi supplementari per orientare l’attività della Dda di Napoli e degli investigatori nell’identificazione dei ruoli e nella valutazione delle pressioni esercitate sui testimoni.

Funerali, reazioni e prossimi passi

La comunità di Ponticelli ha atteso la celebrazione delle esequie di Fabio Ascione, autorizzate dopo un iniziale diniego della Questura per motivi di ordine pubblico: i funerali si sono svolti il 14 aprile nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo alle 10.30, senza corteo, secondo le prescrizioni di sicurezza. Le misure sono state riviste alla luce degli sviluppi investigativi. Nel frattempo gli inquirenti proseguiranno con l’acquisizione di filmati privati, con ulteriori audizioni e con accertamenti tecnici sull’arma, al fine di completare il quadro probatorio e verificare eventuali responsabilità aggiuntive.

Questa vicenda mette in luce le criticità di un territorio dove episodi di violenza giovanile si intrecciano con schemi criminali più ampi: la speranza è che la chiusura delle indagini e i fermi disposti contribuiscano a riportare serenità, a favorire la collaborazione dei testimoni e a chiarire definitivamente le circostanze che hanno portato alla morte di un ragazzo che, secondo gli elementi emersi finora, era estraneo alle logiche mafiose.