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Taglio del tasso in Russia: la Banca centrale porta il riferimento al 14,5%

Taglio del tasso in Russia: la Banca centrale porta il riferimento al 14,5%

La decisione di portare il tasso di riferimento al 14,5% è stata prevista dagli analisti, ma il comunicato centrale contiene segnali più cauti che evidenziano rischi esterni e fiscali

La Banca centrale russa ha annunciato il 24 aprile 2026 una riduzione del tasso di riferimento di 50 punti base, portandolo al 14,5%. Si tratta dell’ottavo taglio consecutivo dopo una lunga fase di irrigidimento monetario, culminata con un picco di tassi al 21% nel 2026. La decisione era largamente attesa dagli osservatori, che hanno visto nel movimento una risposta alle pressioni sulla domanda interna e al rallentamento dell’attività economica.

Il comunicato ufficiale sottolinea che l’inflazione annua era al 5,7% al 20 aprile e che, nonostante le attuali tensioni, la banca mantiene lo scenario in cui l’inflazione scenderà tra il 4,5% e il 5,5% entro la fine dell’anno, con l’obiettivo del 4% fissato per il 2027. Tuttavia, il testo della Banca centrale contiene toni di prudenza e richiami ai rischi provenienti dall’esterno e dalle scelte fiscali interne.

Decisione e contesto macroeconomico

Il taglio di 50 punti base rappresenta una mossa calibrata: da un lato la Banca centrale punta a sostenere la domanda interna e a non soffocare una crescita già debole; dall’altro resta vigile sui segnali di inflazione che non sono ancora pienamente dissipati. La banca ha motivato la decisione citando la corrispondenza tra la domanda e la capacità produttiva del paese, mentre ha evidenziato che gli indicatori dell’inflazione di fondo rimangono nella fascia del 4-5% annuo.

Perché la politica è stata così variabile

Nel 2026 la politica monetaria si era irrigidita drasticamente per contenere pressioni inflazionistiche legate a spese straordinarie e a un’economia surriscaldata: il tasso aveva raggiunto il 21%. Da quella fase la Banca ha iniziato un percorso inverso, con tagli progressivi. Oggi la necessità di bilanciare stimolo e stabilità dei prezzi spiega la scelta di un ridimensionamento moderato piuttosto che uno sconto più corposo.

Previsioni, rischi e scenari per i prossimi anni

Nel documento di politica monetaria la Banca centrale conferma previsioni e scenari: il range di inflazione atteso per la fine dell’anno è 4,5%-5,5% e l’orizzonte di medio termine punta al 4% nel 2027. Un’analisi complementare proveniente da fonti nazionali indica che il tasso medio previsto nello scenario base è tra il 14,0% e il 14,5% per il 2026 e tra l’8,0% e il 10,0% per il 2027, a fronte di un’inflazione di fondo che dovrebbe stabilizzarsi intorno al 4% nella seconda metà del 2026.

Fattori di rischio principali

La banca ha elencato i rischi pro-inflazionistici: tensioni geopolitiche, aumenti dei costi energetici e possibili espansioni della spesa pubblica che potrebbero generare un peggioramento del deficit federale. Su questi fronti la politica monetaria si è lasciata la possibilità di ritornare a un atteggiamento restrittivo se le condizioni peggiorassero.

Impatto sull’economia reale e reazioni del mercato

Secondo la Banca centrale, l’economia ha mostrato segnali di rallentamento nel primo trimestre del 2026 per effetto di cambiamenti fiscali, di un numero inferiore di giorni lavorativi e di condizioni meteorologiche sfavorevoli. L’attività di investimento rimane debole e la domanda dei consumatori è in rallentamento, anche se a marzo si è notata una timida ripresa. Per il 2026 il PIL è stato confermato in un intervallo di crescita moderata dello 0,5%-1,5%.

Sul fronte delle reazioni, alcuni economisti hanno definito il taglio coerente con le attese. Sofia Donets, chief economist di T-Investments, ha osservato che la decisione era prevista, ma che il linguaggio della Banca è stato «lievemente più hawkish» del previsto, segnalando incertezza e prudenza nelle stime. Analisti di altre società hanno invece auspicato una manovra più decisa. Nei mercati, l’annuncio ha provocato una flessione degli indici azionari: il MOEX ha segnato una perdita intorno allo 0,6% durante la seduta pomeridiana.

Prossimi appuntamenti

La Banca centrale ha indicato che valuterà la necessità di ulteriori tagli nelle prossime riunioni, seguendo l’evoluzione dell’inflazione, delle aspettative e dei rischi esterni e fiscali. Il prossimo incontro sul tasso chiave è calendarizzato per il 19 giugno. Gli operatori seguiranno con attenzione gli aggiornamenti per capire se la politica manterrà un profilo prudente o se lascerà spazio a misure più accomodanti.