La regione del Golfo torna a vivere ore di forte tensione dopo attacchi che hanno preso di mira installazioni costiere iraniane nei pressi dello Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi hanno dichiarato di aver colpito postazioni di sorveglianza radar a Goruk e sull’isola di Qeshmgiustificando le operazioni come misure difensive contro minacce in arrivo sul traffico marittimo.
Nel corso della stessa azione militare gli Stati Uniti hanno riferito di aver distrutto almeno quattro droni lanciati contro navi commerciali nello Stretto di Hormuzmentre in altre aree del Golfo si sono registrati lanci di missili e velivoli senza pilota diretti verso Paesi che ospitano basi americane.
Dettagli degli attacchi e repliche nella regione
Secondo le comunicazioni delle forze coinvolte, le postazioni colpite sono impianti radar costieri utilizzati per la sorveglianza marittima; l’intervento è stato motivato come risposta preventiva a minacce contro la navigazione. Contemporaneamente sono stati segnalati attacchi con missili e droni contro il Kuwait e il Bahreindue Paesi che ospitano due basi americane di rilievo nella regione.
Intercettazioni e rivendicazioni
Le autorità del Bahrein hanno dichiarato di aver intercettato insieme al Kuwait un totale di sette missili lanciati dalla Repubblica islamica, bollando l’azione come «questa palese aggressione come una violazione della sovranità di entrambi i Paesi». I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro quelle che hanno definito «basi nemiche» nella regione, collegando le loro operazioni al ciclo di raid e contromisure tra Tehran e Washington.
Reazioni politiche di Teheran e dossier finanziario
Il Ministero degli Esteri iraniano ha condannato gli attacchi definendoli «flagrante» violazione del cessate il fuoco entrato in vigore l’8 aprile e un’offesa «all’unità e all’integrità territoriale della Repubblica islamica». Il comunicato ha accusato Washington di comportamento «ostile e provocatorio» e ha ribadito che l’Iran si riserva il «diritto di rispondere agli attacchi con fermezza e nell’ambito della legittima difesa».
Sul versante diplomatico un nodo centrale resta la questione dei fondi iraniani congelati: l’Iran chiede lo sblocco di 24 miliardi di dollari in due tranche da 12 miliardi di dollari ciascuna. Mohsen Rezaei, consigliere militare del leader supremo Mojtaba Khameneiha esortato la controparte a «sbloccare questa situazione», collegando la ripresa dei negoziati al rilascio di questi asset.
Critiche all’IAEA
In ambito internazionale il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha attaccato il ruolo dell’agenzia con parole forti, sostenendo che se l’IAEA vuole contribuire a una soluzione diplomatica deve astenersi dal trasformare i rapporti tecnici in strumenti di pressione politica; nello stesso messaggio ha accusato il direttore dell’agenzia, Rafael Grossidi essere «al servizio degli Stati Uniti e dell’Occidente».
Focolai collegati in Libano e critiche alle operazioni militari
Il conflitto nella regione si estende anche al Libano: nei raid aerei nel sud del Paese sono state segnalate complessivamente nove persone uccise, tra cui tre soldati. Le operazioni hanno coinvolto aree come Beirut e la zona meridionale di Nabatiehdove immagini e filmati mostrerebbero l’impiego di munizioni che producono scie di fumo caratteristiche del fosforo bianco in alcune località il 30 maggio.
In tale contesto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha respinto l’idea che il Libano possa essere trattato come merce di scambio nei negoziati, rimandando le critiche al mittente e invitando le autorità libanesi a concentrarsi sulla difesa del proprio Paese.
La situazione rimane fluida: da una parte le operazioni militari continuano a interessare punti strategici come il Stretto di Hormuzdove il passaggio delle navi resta sensibile, dall’altra permangono tensioni diplomatiche sullo sblocco di risorse finanziarie e sulle accuse reciproche tra attori regionali e internazionali.
