Arrivare presto in spiaggia per trovare un buon posto è una consuetudine estiva, ma lasciare ombrelloni, lettini o teli per riservare un tratto di sabbia non è consentito. La pratica di “prenotare” abusivamente la prima fila nelle spiagge libere sta portando a un aumento dei controlli e multe da parte delle autorità, chiamate a tutelare l’accesso pubblico.
La corsa alla prima fila: quando la spiaggia libera diventa “prenotata”
Conquistare un posto vicino al mare, soprattutto nelle spiagge libere più frequentate, spesso significa arrivare molto presto, talvolta alle prime ore del mattino. Tuttavia, negli ultimi anni si è diffusa una pratica irregolare: lasciare ombrelloni, sdraio, asciugamani o altri oggetti sulla sabbia per riservare lo spazio a sé o ad altre persone.
In alcuni casi l’occupazione avviene addirittura prima dell’alba, con l’arrivo anticipato di qualcuno incaricato di sistemare l’attrezzatura e mantenere libero il posto in attesa dei reali utilizzatori, talvolta dietro pagamento. Una situazione simile è stata rilevata dalla Guardia costiera a Riva Trigoso, nel territorio di Sestri Levante, dove un controllo ha portato al sequestro di diversi materiali lasciati sull’arenile come veri e propri segnaposto.
Ombrelloni, lettini, teli e materassini erano stati utilizzati per creare una sorta di prenotazione non autorizzata della battigia.
Teli in spiaggia lasciati come segnaposto: scatta la multa per chi occupa abusivamente la sabbia
La normativa stabilisce che gli arenili liberi devono rimanere disponibili per tutti e nessuno può appropriarsi, anche solo temporaneamente, di una porzione di sabbia lasciando oggetti incustoditi per ore o per giorni. Sistemare un ombrellone la sera precedente o posizionarlo all’alba per tornare molto più tardi impedisce ad altri cittadini di usufruire dello stesso spazio e può rappresentare una violazione delle disposizioni comunali sull’utilizzo delle spiagge. Nei casi più gravi può configurarsi anche un’occupazione abusiva del demanio marittimo, prevista dal Codice della navigazione, che stabilisce sanzioni fino all’arresto di sei mesi o un’ammenda fino a 516 euro, salvo reati più gravi.
Nella pratica quotidiana, però, il caso più frequente non porta a conseguenze penali: un asciugamano o una sedia lasciati senza controllo possono comunque comportare una sanzione amministrativa. Come riportato da Libero Quotidiano, molte Regioni e Comuni hanno introdotto norme specifiche per contrastare il fenomeno. In Sardegna, ad esempio, è vietato lasciare sulla spiaggia dopo il tramonto sedie, lettini, tende e altre attrezzature; regole simili sono state adottate anche in Puglia ed Emilia-Romagna. Alcune amministrazioni hanno esteso il divieto anche alle ore diurne, vietando qualsiasi oggetto abbandonato senza la presenza del proprietario. Il principio è semplice: un ombrellone può occupare uno spazio solo mentre viene effettivamente utilizzato, non può diventare un mezzo per riservare un tratto di spiaggia a chi arriverà successivamente. I controlli si sono intensificati anche in Toscana. In diverse località, tra cui il lungomare del Romito in Versilia e Marina di Campo sull’isola d’Elba, gli operatori hanno trovato lettini, sedie e ombrelloni lasciati dalla sera precedente, in alcuni casi fissati con catene e lucchetti per mantenere il possesso dello stesso spazio per più giorni.
Sempre dalle indiscrezioni di Libero, ben più gravi sono invece i casi in cui vengono creati veri e propri stabilimenti balneari senza autorizzazione. A Santa Teresa Gallura è stata scoperta un’attività abusiva che occupava circa settecento metri quadrati di spiaggia e offriva in affitto lettini e sdraio senza concessione. Situazioni analoghe sono state accertate ad Arenzano, in Liguria, e a Fiumefreddo, nel Catanese. A Terracina sono stati sequestrati circa 1.200 lettini e ombrelloni, molti dei quali bloccati con catene, con 59 persone sanzionate; a Sperlonga i sequestri hanno riguardato circa 600 ombrelloni, mentre a Gaeta e Sabaudia sono stati restituiti alla collettività rispettivamente 1.200 e 2.000 metri quadrati di arenile.
