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Terreni coltivati vicino a Chernobyl sotto inchiesta per rischi radiologici

Terreni coltivati vicino a Chernobyl sotto inchiesta per rischi radiologici

La vicenda mette in luce la gestione irregolare di lotti nella zona contaminata di Chernobyl e i possibili effetti sulla salute pubblica dovuti a produzioni agricole non autorizzate

La procura generale dell’Ucraina ha presentato una causa al Tribunale economico della regione di Kiev per il recupero di tre appezzamenti utilizzati impropriamente nell’area di Chernobyl, per una superficie complessiva di oltre 190 ettari. Secondo l’accusa, su questi terreni, situati nel distretto di Vyshhorod, sarebbero state condotte coltivazioni di grano e mais senza le necessarie autorizzazioni, esponendo la popolazione a un rischio radiologico a causa della contaminazione persistente nelle aree vicine all’impianto nucleare.

Il tribunale ha già avviato un procedimento penale e la procura chiede la restituzione dei lotti allo Stato. Non è stato chiarito dove siano finiti i raccolti e a quali mercati siano stati destinati. Le indagini, secondo la ricostruzione ufficiale, ricostruiscono una serie di passaggi amministrativi non conformi che hanno consentito il transito di quei terreni da una gestione statale a proprietà comunale e poi all’uso da parte di una società privata, in palese violazione delle regole per la zona.

Luoghi e classificazioni dell’area interessata

I terreni al centro dell’inchiesta si trovano sia all’interno della zona di alienazione — l’area ad accesso limitato che si estende per circa 30 km dalla centrale — sia nella zona di reinsediamento, dove i livelli di contaminazione sono inferiori ma comunque significativi. Il contesto normativo che regola questi spazi è stringente: qualsiasi uso agricolo richiede permessi specifici e valutazioni radiologiche per tutelare la salute pubblica e l’ambiente.

Anomalie nella titolarità dei terreni

Secondo gli inquirenti, all’origine del problema c’è un’alterazione delle titolarità. I lotti sarebbero stati affidati in passato a un ente statale preposto alla gestione della zona di esclusione; successivamente lo status sarebbe stato modificato in modo irregolare per trasferirli alla proprietà comunale e infine concedere il diritto d’uso a un soggetto privato. Questi passaggi amministrativi sono ora oggetto di verifica nel procedimento giudiziario.

Pratiche agricole e pericoli sanitari

Le autorità sostengono che, a partire dal 2026, quei campi siano stati impiegati sistematicamente per seminare grano e mais. Tale attività, eseguita senza autorizzazioni e senza adeguati controlli radiologici, rappresenta un serio rischio per la vita e la salute delle persone, dal momento che il suolo e alcuni prodotti possono contenere radionuclidi residui. L’esposizione cronica o il consumo di derrate contaminate possono avere conseguenze a lungo termine per la popolazione.

Fonti delle autorizzazioni esaminate

L’indagine ha inoltre rilevato anomalie nelle autorizzazioni che avrebbero legittimato le coltivazioni: documenti basati su una decisione attribuita a un fantomatico Consiglio distrettuale della regione di Polesia, ente che in realtà non esiste, e su atti rilasciati a una ex impresa collettiva chiamata Svitannok, oggi in liquidazione e senza successori legali. Tali elementi sollevano dubbi sull’effettiva validità delle concessioni amministrative.

Il contesto storico e le conseguenze della catastrofe

Il caso riporta alla memoria il disastro nucleare che ha reso l’area di Chernobyl un simbolo di contaminazione: il reattore numero 4 esplose durante un test di sicurezza il 26 aprile 1986, causando la dispersione di materiale radioattivo su vaste superfici. Nell’immediato l’esplosione uccise due operai e, nelle settimane successive, altre 28 persone tra pompieri e tecnici per sindrome acuta da radiazioni. Le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano un intervallo compreso tra 4.000 e 9.000 decessi attribuibili alle radiazioni in un’area più ampia dell’Europa.

Oggi la presenza di isotopi radioattivi nel suolo impone regole rigorose su qualsiasi attività produttiva e sulla movimentazione dei materiali. La vicenda emersa nella regione di Vyshhorod evidenzia come l’assenza di controlli amministrativi e la manipolazione delle titolarità possano tradursi in rischi concreti per la sicurezza alimentare e la salute pubblica.