Il governo del Messico ha reso pubblici i dati che, secondo l’esecutivo, mostrano una significativa diminuzione della violenza omicida nel Paese. La presidente Claudia Sheinbaum ha collegato la riduzione al pacchetto di misure messo in campo dall’amministrazione, mentre il ministro della Sicurezza ha evidenziato trend quotidiani in discesa. Il periodo preso a riferimento è molto preciso: tra settembre 2026 e maggio 2026, periodo durante il quale — spiegano le autorità — la strategia ha iniziato a mostrare risultati misurabili.
Risultati numerici ufficiali
Le cifre fornite dall’esecutivo parlano di una diminuzione complessiva del 49% degli omicidi volontari rispetto al periodo indicato. Il ministro Omar García Harfuch ha sottolineato che la media giornaliera dei delitti si è mantenuta su una traiettoria decrescente, un andamento definito dalle autorità come «senza precedenti» per il Messico.
Le istituzioni collegano questo cambiamento all’azione congiunta di forze dell’ordine e politiche pubbliche, pur ammettendo che il contrasto alla criminalità rimane un compito complesso e di lunga durata.
Numeri chiave e arresti
Tra i risultati più rilevanti il governo indica la cattura di oltre 50mila presunti criminali e la detenzione di 85 funzionari accusati di reati o responsabilità collegate all’impunità.
Le autorità attribuiscono a questi arresti un ruolo centrale nel rallentare l’attività delle reti illecite, sostenendo che la riduzione della complicità interna e la maggiore responsabilizzazione dei funzionari siano elementi determinanti per ripristinare il controllo e la fiducia pubblica.
Le operazioni sul territorio
La strategia messa in campo ha un’impronta operativa forte: secondo i numeri ufficiali il rafforzamento della Guardia Nacional è stato uno degli assi principali. Le forze federali hanno intensificato pattugliamenti, controlli e interventi mirati in aree considerate ad alta densità criminale, coordinandosi con le autorità locali mediante riunioni e scambi informativi regolari con governatori e sindaci. Le attività sul campo, inoltre, hanno seguito criteri di priorità per smantellare strutture logistiche dei gruppi irregolari.
Sequestri, laboratori e controllo delle armi
Le operazioni hanno portato al sequestro di oltre 400 tonnellate di sostanze stupefacenti e allo smantellamento di più di duemila laboratori clandestini, secondo quanto comunicato dalle autorità. Parallelamente è stato ritirato dalle strade un numero stimato di 32mila armamenti, molti dei quali — sempre secondo il dossier ufficiale — provengono dagli Stati Uniti. Questi interventi mirati vengono presentati come azioni dirette contro la capacità operativa delle organizzazioni criminali e come elemento per ridurre l’escalation di violenza nelle comunità colpite.
Coordinamento istituzionale e misure preventive
La presidente Sheinbaum ha puntualizzato che i dati non sono «numeri freddi», ma il frutto di un lavoro costante del Gabinetto di Sicurezza, che definisce strategie e si coordina con gli enti locali per mettere in campo risposte efficaci. Le riunioni con governatori e sindaci vengono citate come momenti chiave per tarare gli interventi sul territorio e integrare le operazioni di polizia con iniziative amministrative.
Accanto alle attività repressive, il governo ha sottolineato l’importanza delle politiche sociali rivolte alle nuove generazioni: programmi educativi e opportunità occupazionali progettate per ridurre il rischio di reclutamento nei gruppi illeciti. Queste misure preventive vengono descritte come complementari alle operazioni di sicurezza, con l’obiettivo di agire sulle radici della violenza e costruire alternative reali per i giovani nelle aree più vulnerabili.
In sintesi, il racconto ufficiale collega il calo dell’omicidio a una combinazione di azione giudiziaria, interventi di polizia e politiche sociali. Rimane da vedere come questi risultati verranno consolidati sul lungo periodo e come evolverà il confronto con osservatori indipendenti e realtà locali che monitorano la sicurezza e i diritti nelle regioni coinvolte.