I funerali di Brigitte Bardot si sono svolti a Saint-Tropez, pochi intimi, il mare lì accanto, l’aria fredda di fine dicembre.
Il testamento di Brigitte Bardot, marito e figlio contestano le ultime volontà della diva
Ma mentre le porte si chiudevano, altrove già si aprivano i fascicoli. Il testamento di Brigitte Bardot è diventato immediatamente oggetto di scontro.
A impugnarlo sono l’ultimo marito, Bernard d’Ormale, e il figlio Nicolas-Jacques Charrier. Due azioni diverse. Due fronti distinti. Stesso obiettivo: contestano le volontà della diva.
Secondo quanto riportato dalla stampa francese e ripreso da Il Messaggero, Bardot avrebbe destinato la parte più consistente del suo patrimonio alla Fondation Brigitte Bardot, l’ente creato nel 1986 per la tutela degli animali. Una scelta coerente con una vita intera dedicata a quella causa. Donazioni, trasferimenti, atti formali. Tutto fatto nel tempo. Ma proprio questo ha acceso la miccia. Al figlio, nato nel 1960 dal matrimonio con l’attore Jacques Charrier, sarebbe rimasta una quota intorno al 15 per cento. Ancora più ridotta quella destinata al marito, sposato nel 1992. Troppo poco, secondo entrambi. Da qui la decisione di contestare.
Il patrimonio complessivo, secondo informazioni bancarie citate da Il Messaggero, ammonterebbe a circa 69,5 milioni di euro. Titoli di Stato, fondi di investimento, immobili, diritti. La nuda proprietà dei beni sarebbe stata conferita alla Fondazione, mentre Bardot ne aveva conservato l’usufrutto fino alla morte. Un meccanismo legale, ma destinato a finire sotto la lente dei giudici. Intanto, ai funerali, c’erano tutti. Anche loro. Un dettaglio che colpisce. E pesa.
Il testamento di Brigitte Bardot, le posizioni del figlio e del marito
Il più determinato sembra essere Nicolas-Jacques Charrier. Lo scrive Il Messaggero, citando fonti legali. L’unico figlio avrebbe deciso di impugnare il testamento della defunta attrice Brigitte Bardot ritenendo violato il diritto successorio. In Francia, la legge è chiara. Almeno sulla carta. Esiste la réserve héréditaire, una quota minima che spetta ai discendenti. Nel caso di un figlio unico, come quello di Bardot, equivale alla metà dell’eredità. Non di meno.
Il punto, però, è un altro. Negli ultimi anni l’attrice avrebbe trasferito ingenti somme alla Fondazione attraverso donazioni in vita. Donazioni che, sommate al testamento, avrebbero ridotto la quota effettiva spettante al figlio. È su questo che lavoreranno i legali di Nicolas. Un rapporto, quello con la madre, mai semplice. Dichiarazioni pubbliche, distanze, fratture mai ricucite. Tutto torna, ora, nei documenti.
Diversa la posizione del marito Bernard d’Ormale. Anche lui ha avviato una causa, ma su un piano parallelo. In presenza di un figlio, il coniuge non ha diritto automatico a una quota di legittima. Lo spiega Alessandro Orsenigo, esperto di successioni in Francia e partner dello studio Orsenigo & Valentini, intervistato da Il Messaggero. “La legge francese concede più autonomia al testatore rispetto a quella italiana”, chiarisce, “ma tutela comunque i discendenti”. Il coniuge, invece, resta più esposto. E deve confrontarsi con limiti stringenti.
Se le donazioni e il testamento hanno inciso sulla quota riservata al figlio, la legge consente di chiederne la riduzione entro cinque anni dall’apertura della successione. Come in Italia. Le liberalità eccedenti possono essere ricondotte nei limiti. Ed è qui che la battaglia si farà tecnica. Lenta. Complessa. Una guerra di carte, perizie, calcoli. Lontana dai riflettori, ma inevitabile.
Brigitte Bardot non c’è più. Ma il suo nome, ancora una volta, è al centro della scena. Questa volta non per un film. Per un testamento. Contestato.