> > Testimonianze chiave al processo per la morte di Maradona: diagnosi psichiatr...

Testimonianze chiave al processo per la morte di Maradona: diagnosi psichiatriche e polemiche sulle cure

Testimonianze chiave al processo per la morte di Maradona: diagnosi psichiatriche e polemiche sulle cure

Un testimone parla di disturbo bipolare e narcisismo, l'ex compagna denuncia l'assenza di mezzi e consegna una registrazione: il processo per la morte di Diego Maradona entra in una fase carica di emozione

Il processo che si tiene a San Isidro, nei pressi di Buenos Aires, ha assunto una dimensione emotiva e tecnica allo stesso tempo, con nuove testimonianze che hanno illuminato aspetti medici e organizzativi legati alla morte di Diego Maradona. In aula sono emerse dichiarazioni importanti sullo stato di salute del campione e pesanti accuse circa le modalità di assistenza dopo l’intervento.

La vicenda, dibattuta davanti ai giudici, mette sotto la lente la condotta dei professionisti che lo seguirono.

Nel corso delle udienze la tensione è aumentata quando membri della famiglia hanno descritto ambienti e cure giudicati inadatti, mentre uno specialista ha reso pubblica una diagnosi finora mai citata ufficialmente. Tra dolore personale e questioni proceduralmente rilevanti, il dibattimento sta cercando di chiarire se le scelte mediche e organizzative abbiano contribuito alla tragedia che culminò il 25 novembre 2026.

La diagnosi portata in aula

Un elemento nuovo e significativo è venuto dalla testimonianza del psicologo Carlos Diaz, che ha dichiarato davanti al tribunale di aver individuato in Maradona un disturbo bipolare e un disturbo narcisistico di personalità. Diaz, specialista in dipendenze, ha spiegato di aver lavorato con il calciatore anche su problemi legati all’abuso di alcol e psicofarmaci.

Con l’uso del termine disturbo bipolare il testimone ha voluto riferirsi a una condizione caratterizzata da oscillazioni marcate dell’umore, che richiede approcci terapeutici specifici e continuità di cura. Secondo la sua versione, Maradona stava manifestando la volontà di disintossicarsi e avrebbe ricevuto supporto negli ultimi giorni della sua vita.

Il ruolo delle terapie e della sobrietà

Diaz ha sottolineato come il trattamento delle dipendenze e delle difficoltà psichiatriche debba essere integrato con un piano clinico stabile e monitoraggi regolari. Ha inoltre affermato che la relazione tra successi sportivi e ricadute consuete nella gestione emotiva rappresentava un fattore di rischio per l’abuso di sostanze. Queste precisazioni tecniche vengono ora valutate anche alla luce delle responsabilità professionali contestate agli imputati: capire se gli interventi medici siano stati adeguati rispetto a una diagnosi complessa può avere risonanza sul piano giudiziario.

Accuse sulle cure domiciliari e prova audio

Allo stesso tempo, l’atmosfera in aula si è surriscaldata per la testimonianza di Veronica Ojeda, ex compagna di Maradona, che ha puntato il dito contro il neurochirurgo Leopoldo Luque e altri membri dello staff. Ojeda ha descritto la casa di Ezeiza come priva delle apparecchiature necessarie per un ricovero domiciliare e ha definito l’assistenza insufficiente per la complessità clinica del paziente. Le dichiarazioni hanno evocato scene di disagio e scarsa igiene, elementi che secondo la testimone avrebbero aggravato la situazione di salute di Maradona.

La registrazione consegnata al tribunale

L’ex compagna ha inoltre depositato una registrazione integrale dell’incontro tra la famiglia e lo staff medico in cui si decise il ritorno a casa dopo l’intervento per un ematoma cranico. I giudici dovranno stabilire se accogliere la registrazione come prova processuale. Questa traccia audio potrebbe essere determinante per ricostruire le decisioni cliniche e le promesse fatte alla famiglia circa le attrezzature e l’assistenza che sarebbero state messe a disposizione.

Conseguenze legali e reazioni in aula

Il procedimento giudiziario coinvolge sette specialisti indagati per presunta negligenza nella cura di Maradona. Le testimonianze della figlia Gianinna e di Veronica Ojeda hanno messo in risalto una ferita aperta nella famiglia e hanno aumentato la pressione pubblica attorno al caso. La corte, chiamata a valutare elementi medici, audio e dichiarazioni, dovrà ora esaminare se le scelte professionali rispettassero gli standard di assistenza richiesti per un paziente con profili clinici complessi.

Oltre all’aspetto giudiziario, le udienze hanno riacceso il dibattito pubblico su come gestire pazienti famosi e vulnerabili, su responsabilità individuali e di sistema, e sulla necessità di percorsi terapeutici integrati. Con la presentazione di nuove prove e testimonianze, il processo prosegue in un clima che alterna dolore personale e ricerca di risposte tecnico-legali, nella speranza di chiarire come si sia giunti alla tragica scomparsa del campione.