Per oltre 25 anni è rimasta chiusa in una stanza-cella, impossibilitata anche solo a vedere la luce del sole, ricevendo regolarmente bastonate e mangiando solo scarti di cibo. Ridotta, di fatto, in schiavitù da un’altra donna, finita a processo per un caso che ha sconvolto il Paese. La vicenda ha inizio nel 1996 quando la vittima, oggi 45enne, aveva 16 anni e venne affidata alle cure della sua aguzzina dopo essere cresciuta in una famiglia problematica. Ma in questo modo ha avuto inizio un vero e proprio incubo.
Donna tenuta per 25 anni in schiavitù: malnutrita e presa a bastonate
Quando la vittima, una donna con una disabilità intellettiva, è stata trovata, i medici hanno riscontrato sul suo corpo denutrito la presenza di grossi calli sia sui piedi che
sulle caviglie. Ben presto ci si è resi conto che quella era la conseguenza del fatto che la vittima era costretta da Mandy Wixon, un’altra donna e madre di dieci figli, a
lavare i pavimenti in ginocchio trascorrendo così gran parte delle sue giornate.
Ma non solo: dopo il ricovero è emerso che la 45enne è stata costretta sin dall’età di 16 anni a vivere di scarti alimentari, che le è stato più volte spruzzato in gola il
detersivo per i piatti o la candeggina sul viso. Inoltre, contro la sua volontà, le era stata rasata la testa.
Un dentista ha individuato anche molteplici ingezioni ed ascessi non curati ed aveva infatti perso i denti. Denti che le venivano colpiti utilizzando un manico di scopa quando la Wixon si avventava contro di lei per picchiarla.
Tiene una donna in schiavitù per 25 anni: il processo e la sentenza
L’orrore arriva da Tewkesbury, nel Gloucestershire, Regno Unito ed ha avuto fine il 15 marzo 2021. Fu uno dei figli della Wixon, che ha oggi 56 anni, a segnalare il tutto alla polizia. La donna è dunque finita a processo con le accuse di sequestro di persona e lavori forzati ed è stata condannata dal giudice della Gloucester Crown Court a 13 anni di carcere.
“Avete tenuto prigioniera questa donna in modo crudele e persistente… Il trauma persistente e duraturo di quella schiavitù rimane” ha detto prima di emettere la sentenza il giudice Ian Lawrie KC all’imputata, assolta solo da un capo di imputazione per aggressione ma condannata per altri quattro capi d’imputazione per aggressione con lesioni e due per lavori forzati.