Le indagini sulla morte di Liliana Resinovich hanno recentemente fatto emergere un dettaglio significativo: la presenza di zirconio sulle scarpe della donna, una sostanza abrasiva che potrebbe fornire indizi utili sul contesto del suo decesso e sulle attività legate al marito, Sebastiano Visintin. Questo riscontro ha reso necessario un approfondimento scientifico, prorogando i tempi della perizia forense.
Indagini e studi comparativi sul corpo di Liliana Resinovich
Negli Stati Uniti è in corso uno studio su quattro cadaveri, condotto da un gruppo di ricercatori del Michigan e del Colorado, per analizzare le differenze nei processi di decomposizione di corpi congelati rispetto a quelli esposti a condizioni ambientali simili a quelle del boschetto in cui fu rinvenuto il corpo di Liliana. L’iniziativa è promossa dalla difesa di Visintin dopo che due perizie precedenti avevano fornito risultati contraddittori: la prima indicava che la morte era avvenuta circa 48 ore prima del ritrovamento, mentre la seconda sosteneva che Liliana fosse deceduta la stessa mattina della scomparsa.
Morte Liliana Resinovich, scarpe contaminate da tracce di zirconio: le indagini si riaprono
Come riportato dall’Ansa, un nuovo elemento emerge nelle indagini sulla scomparsa di Liliana Resinovich: la rilevazione di zirconio sulle sue calzature. Il dato è stato riscontrato da uno dei tre periti incaricati di cercare eventuali tracce di Dna o materiali sul cordino trovato attorno al collo della donna e su quello utilizzato per unire le chiavi. Lo zirconio è una sostanza abrasiva impiegata in diversi ambiti industriali e per l’affilatura di coltelli. Il genetista forense Paolo Fattorini ha segnalato che la presenza del materiale merita approfondimenti, motivo per cui la consegna della perizia è stata prorogata al 26 giugno dal Gip del tribunale di Trieste, Flavia Mangiante. Il team di esperti coinvolto comprende, oltre a Fattorini, le consulenti Chiara Turchi ed Eva Sacchi.
Visintin, unico indagato nel caso, sarebbe stato noto per la sua attività di arrotino per vari negozi di Trieste, tra cui una pescheria, dove ritirava coltelli da affilare ogni martedì, inclusa la mattina della scomparsa della moglie. La polizia, nell’aprile 2025, ha sequestrato circa 700 tra coltelli e forbici, attualmente oggetto di verifiche.