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"Sono stati loro", famiglia sterminata: spari contro l'auto

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Tragedia in Cisgiordania: famiglia sterminata da colpi d’arma da fuoco, tra le vittime anche due bambini di 5 e 7 anni.

Una nuova tragedia ha colpito la Cisgiordania, dove la morte di un’intera famiglia palestinese durante un’operazione militare israeliana ha riacceso le tensioni e il dibattito sulla sicurezza dei civili nei territori occupati. L’episodio, avvenuto nel villaggio di Tammun, si inserisce in un contesto già segnato dall’escalation di violenze seguita allo scoppio della guerra a Gaza e dalle frequenti operazioni militari condotte nei centri abitati palestinesi.

Tragedia in Cisgiordania: colpi d’arma da fuoco contro un’auto, famiglia sterminata

Un’intera famiglia palestinese è rimasta uccisa durante un’operazione delle Forze di difesa israeliane (Idf) in Cisgiordania. L’episodio si è verificato nel villaggio di Tammun, dove i soldati hanno aperto il fuoco contro un’automobile su cui viaggiavano quattro membri della stessa famiglia: il padre Ali Bani Odeh, 37 anni, la moglie Waad Bani Odeh, 35 anni, e i loro figli Mohammed, di 5 anni, e Othman, di 7 anni. Secondo il ministero della Salute palestinese, i proiettili avrebbero colpito le vittime alla testa e al volto; il bambino più grande, Othman, era cieco e aveva bisogni speciali. La sparatoria è avvenuta nella tarda serata di sabato mentre l’auto transitava vicino a un posto di blocco militare.

La versione diffusa dalle autorità israeliane è però differente: in un comunicato congiunto, esercito e polizia hanno affermato che l’incidente è avvenuto durante un’operazione congiunta finalizzata all’arresto di persone sospettate di attività terroristiche. Secondo questa ricostruzione, il veicolo si sarebbe avvicinato rapidamente al checkpoint, spingendo i militari ad aprire il fuoco perché si sarebbero sentiti minacciati. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, nell’auto viaggiavano anche altri due figli della coppia, di 8 e 11 anni, che sarebbero rimasti feriti dalle schegge dei colpi esplosi durante la sparatoria.

Il ministero degli Affari Esteri palestinese ha condannato duramente l’accaduto, definendo la morte della famiglia un “crimine” e sostenendo che episodi simili non siano isolati, ma parte di una più ampia e sistematica aggressione contro la popolazione palestinese. L’evento si inserisce in un clima di crescente tensione in Cisgiordania dall’inizio della guerra a Gaza: secondo un conteggio dell’Afp basato sui dati del ministero della Salute palestinese, almeno 1.049 palestinesi sono stati uccisi nell’area dall’inizio del conflitto, tra civili e combattenti. Sul versante israeliano, le autorità indicano che almeno 45 cittadini israeliani, tra soldati e civili, hanno perso la vita nello stesso periodo in attacchi palestinesi o durante operazioni militari.

Colpi d’arma da fuoco contro un’auto, famiglia sterminata: il racconto della tragedia

Secondo le ricostruzioni, come riportato da Fanpage, la famiglia Bani Odeh stava trascorrendo insieme una serata legata al Ramadan. Dopo l’Iftar, il pasto che interrompe il digiuno quotidiano nel mese sacro, avevano deciso di recarsi a Nablus per acquistare abiti nuovi in vista dell’Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan. Il padre Ali, che lavorava in Israele, era rientrato proprio in quei giorni per passare con i suoi cari l’ultima settimana del mese sacro. Quella che doveva essere una serata di festa e di normalità si è trasformata in tragedia durante il viaggio di ritorno verso Tammun. Superata una curva della strada, l’uomo non si sarebbe accorto della presenza dei soldati israeliani nelle vicinanze di un checkpoint; secondo alcuni testimoni i militari avrebbero aperto il fuoco a distanza ravvicinata contro l’auto.

Le prime vittime sarebbero state i due bambini più piccoli, che si trovavano in braccio alla madre Waad; successivamente sarebbero stati colpiti anche la donna e il marito. Fonti della sicurezza israeliana citate dall’emittente Kan avrebbero definito l’azione delle unità speciali antiterrorismo “sproporzionata e non professionale. Secondo testimonianze raccolte tra gli abitanti di Tammun, gli agenti sarebbero entrati nel villaggio a bordo di un veicolo con targa palestinese, seguiti poi da rinforzi provenienti dai checkpoint vicini.

L’obiettivo dell’operazione sarebbe stato l’arresto di un ragazzo di 17 anni sospettato di aver diffuso propaganda terroristica sui social network. L’uccisione della famiglia Bani Odeh ha così riacceso il dibattito sui rischi per i civili durante le operazioni militari e sulla sicurezza nei posti di blocco della Cisgiordania, in un contesto già segnato da una forte escalation di violenza.