Non sarebbe stata una distrazione alla guida, ma un malore improvviso e imprevedibile a provocare il grave deragliamento del tram avvenuto a Milano lo scorso 27 febbraio, costato la vita a due persone e provocando il ferimento di circa cinquanta passeggeri. È questa la conclusione a cui sono arrivati i consulenti della difesa di Pietro Montemurro, il conducente dell’Azienda Trasporti Milanesi che si trovava alla guida del mezzo al momento dell’incidente.
Montemurro è indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, ma secondo la consulenza cardiologica e medico-legale depositata dalla sua difesa non ci sarebbero elementi per attribuire quanto accaduto a un comportamento negligente o imprudente. Gli specialisti sostengono infatti che il conducente avrebbe perso improvvisamente conoscenza a causa di un evento acuto, non prevedibile e non prevenibile.
I periti: “Nessun comportamento negligente”
La consulenza, composta da 19 pagine, esclude secondo la difesa che il deragliamento possa essere ricondotto a una condotta illecita del conducente. Gli esperti parlano di un episodio medico improvviso che avrebbe determinato la perdita di coscienza mentre Montemurro era alla guida del tram. “Non sussistono elementi per ricondurre l’accaduto a comportamento illecito, negligente o imprudente“: è questa, in sostanza, la posizione sostenuta dai consulenti.
La ricostruzione assume particolare importanza nell’ambito dell’inchiesta, perché potrebbe incidere sulla valutazione delle eventuali responsabilità del conducente. Secondo gli specialisti incaricati dalla difesa, infatti, il malore non sarebbe stato legato a una patologia pregressa conosciuta, ma avrebbe avuto caratteristiche tali da renderlo impossibile da prevedere. La difesa ha, inoltre, escluso che Montemurro fosse al telefono nei momenti immediatamente precedenti al drammatico incidente, respingendo quindi l’ipotesi di una possibile distrazione dovuta all’utilizzo del cellulare.
Tram deragliato a Milano: la sindrome vaso-vagale e le quattro concause
Gli specialisti hanno individuato con un grado di probabilità definito “elevatissimo, prossimo alla certezza” la causa del malore in una sindrome vaso-vagale di tipo misto, vasodepressivo e cardioinibitorio. Si tratta di una reazione del sistema nervoso autonomo che può provocare un improvviso abbassamento della pressione sanguigna e un rallentamento della frequenza cardiaca, fino a determinare debolezza, perdita di coscienza o svenimento. Secondo i consulenti, il malore sarebbe stato favorito dalla combinazione di quattro eventi verificatisi nelle ore precedenti al deragliamento. Proprio la concomitanza di questi fattori avrebbe determinato l’episodio acuto che ha portato alla perdita di coscienza del conducente.
La ricostruzione della difesa dovrà ora essere valutata nell’ambito dell’inchiesta. L’obiettivo degli accertamenti sarà stabilire con precisione che cosa sia accaduto nei momenti precedenti al deragliamento e se il malore possa effettivamente essere considerato un evento del tutto imprevedibile. Da queste valutazioni potrebbe dipendere anche l’accertamento delle eventuali responsabilità penali per una tragedia che ha provocato due vittime e decine di feriti.
