Argomenti trattati
Colloqui trilaterali Russia-Ucraina-Stati Uniti a Ginevra
Il terzo ciclo di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti è previsto per il 17 e 18 febbraio a Ginevra, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.
L’incontro segue due sessioni precedenti ad Abu Dhabi. L’obiettivo dichiarato è definire elementi concreti volti a porre fine al conflitto.
Tra i temi sensibili figurano territori, scambi di prigionieri e meccanismi di sicurezza per la gestione delle tensioni.
Chi sono i protagonisti e quale sarà la composizione delle delegazioni
Proseguendo il confronto sui meccanismi di sicurezza, la delegazione russa sarà guidata dal consigliere presidenziale e negoziatore capo Vladimir Medinsky. Nelle precedenti tornate il ruolo di capo delegazione era stato ricoperto dall’ammiraglio Igor Kostyukov, capo del GRU.
Dalla parte ucraina e statunitense sono attesi rappresentanti di alto profilo diplomatico e tecnici incaricati di trattare i dettagli operativi. La partecipazione statunitense conferma il formato trilaterale come canale privilegiato per mediare aspetti politici e di sicurezza.
Il formato mira a garantire che le intese emergenti siano valutate anche sotto il profilo delle garanzie esterne, comprese procedure di verifica e disposizioni per la gestione delle tensioni sul territorio.
Ruoli e importanza del formato trilaterale
Proseguendo dalle proposte di verifica e gestione delle tensioni, il formato trilaterale struttura il negoziato attorno a tre funzioni distinte. Ogni attore esercita leve specifiche che condizionano tempi e contenuti degli accordi.
La delegazione russa avanza richieste territoriali e condizioni per un cessate il fuoco. L’Ucraina insiste su tutele e misure per preservare la propria sovranità e integrità territoriale. Gli Stati Uniti offrono garanzie di sicurezza, intese come supporto politico e meccanismi esterni di deterrenza, e esercitano pressione diplomatica per favorire compromessi.
Queste posizioni determinano la possibilità di convergenza su aspetti tecnici quali controlli sul territorio, scambi di prigionieri e procedure di verifica. L’esito pratico dipenderà dall’elasticità delle proposte e dalla capacità delle parti di tradurre promesse politiche in disposizioni verificabili.
Retroscena delle tornate precedenti e risultati concreti
Le prime due riunioni trilaterali si sono svolte ad Abu Dhabi il 23-24 gennaio e il 4-5 febbraio. I colloqui hanno prodotto almeno un risultato tangibile: uno scambio di prigionieri che ha coinvolto 314 prigionieri di guerra.
Nonostante il progresso umanitario, le discussioni non hanno generato un’intesa politica complessiva. Non è emerso un quadro condiviso per risolvere la controversia territoriale né criteri definitivamente verificabili per una pace duratura.
L’esito pratico dipenderà dall’elasticità delle proposte e dalla capacità delle parti di tradurre le promesse politiche in disposizioni verificabili. Resta aperta la possibilità che ulteriori negoziati producano altri accordi limitati senza però risolvere le questioni fondamentali.
Cosa è emerso sulle questioni territoriali
Resta aperta la possibilità che ulteriori negoziati producano accordi limitati senza però risolvere le questioni fondamentali. Una delle questioni più spinose riguarda il destino del Donbas, in particolare le regioni di Donetsk e Luhansk.
Mosca chiede il ritiro delle forze ucraine da aree che considera parzialmente occupate. Kiev, guidata dal presidente Volodymyr Zelensky, ha finora respinto pretese di cessione incondizionata. Fonti giornalistiche internazionali segnalano pressioni politiche esterne e ipotesi di compromesso, come l’ipotesi di referendum locali. Ogni proposta richiede verifica alla luce del quadro costituzionale ucraino e delle garanzie richieste da Kyiv.
Pressioni esterne e implicazioni per le garanzie di sicurezza
Alla luce del quadro costituzionale ucraino, le proposte di compromesso devono essere verificate anche rispetto alle condizioni esterne indicate dagli alleati. Fonti anonime citate da organi di stampa occidentali riferiscono che gli Stati Uniti avrebbero intensificato le pressioni su Kyiv per favorire concessioni negoziali.
Secondo le stesse fonti, le garanzie di sicurezza occidentali potrebbero essere formalizzate soltanto dopo la firma di un accordo di pace. Tale sequenza pone un problema politico per il governo ucraino, che ha vincolato eventuali cessioni territoriali alla certezza di protezioni esterne durature. La questione rimane uno dei nodi principali nei prossimi round negoziali.
Possibili scenari e ostacoli
Scenari probabili
Si profilano intese parziali basate su meccanismi di cessate il fuoco e scambi di prigionieri più estesi. In alternativa, negoziati più ambiziosi potrebbero includere istituti di garanzia internazionale con monitoraggio multilaterale. La natura degli accordi varierà in funzione delle pressioni esterne e delle condizioni interne alle parti coinvolte.
Barriere al negoziato
Gli ostacoli maggiori restano l’intransigenza su rivendicazioni territoriali e la difficoltà di definire garanzie di sicurezza percepite come credibili da tutte le parti. Ulteriore complessità deriva dall’incertezza politica interna nei Paesi interessati, che può alterare rapidamente la posizione negoziale.
Il successo dipenderà dalla capacità delle parti di mantenere riservatezza durante i colloqui e di evitare fughe che possano compromettere il processo. I prossimi round negoziali definiranno partecipanti, tempistiche e eventuali meccanismi di verifica internazionale.
Ginevra, 17-18 febbraio, rappresenta una nuova opportunità per tradurre progressi umanitari in passi politici concreti. Le delegazioni concordano che, oltre agli scambi simbolici, sono necessari accordi chiari su territori, sicurezza e monitoraggio per rendere sostenibile qualsiasi intesa. Il contesto resta fluido e ogni sviluppo sarà valutato sia per l’impatto immediato sia per le ripercussioni a medio termine sulle dinamiche regionali. Si attende una proposta formale sui meccanismi di verifica internazionale nei prossimi round negoziali.