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Tre arresti dopo l’attacco terroristico alla chiesa di Karak

Tre arresti dopo l’attacco terroristico alla chiesa di Karak

Otto morti, trentaquattro feriti: la fuga dei colpevoli finisce in una drammatica irruzione a Karak.

Venerdì scorso, un attacco inusuale ha colpito la chiesa greco-ortodossa di St George a Hamoud, un villaggio situato nel governatorato di Karak, a circa 120 km a sud-ovest di Amman. Gli sparatori, perpetrati da uomini armati, hanno provocato la morte di otto persone e il ferimento di oltre trenta-quattro, lasciando la comunità cristiana locale sotto shock.

Le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza mostrano tre individui armati che aprono il fuoco contro i presenti, scappando poi verso l’ingresso della chiesa. testimoni hanno descritto il clima di terrore, con la gente che correva per mettersi al riparo mentre i proiettili colpivano indiscriminatamente l’area circostante.

Dettagli dell’attacco alla chiesa di Hamoud

L’operazione è stata classificata dalle autorità come un atto di terrorismo compiuto da “estremisti” senza legami dichiarati con gruppi organizzati. Il funerale in corso al momento dell’assalto ha amplificato la tragedia, trasformando un rito di commemorazione in una scena di violenza senza precedenti per la Giordania, dove i crimini di questo tipo sono rari.

Le forze di sicurezza hanno immediatamente avviato le indagini, raccogliendo armi e munizioni trovate nella zona. La Direzione della Pubblica Sicurezza ha confermato che nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’attacco, lasciando aperta la ricerca di un movente più preciso.

Operazione di arresto dei tre sospetti

Il lunedì successivo, l’interior minister Mazin al-Farrayeh ha annunciato l’arresto di tre cittadini giordani ritenuti responsabili dell’attacco. I sospetti erano stati individuati grazie a un’ampia operazione che ha interessato numerosi posti, culminata in un raid all’alba nella località di al-Jadeeda, a sole sei minuti da Hamoud.

Secondo le ricostruzioni, i tre hanno tentato di resistere all’intervento delle forze dell’ordine, sfidandole con il fuoco. Dopo circa tre ore di scontri, tutti sono stati neutralizzati e confinati, subendo ferite gravi, una delle quali considerata critica. Le autorità hanno recuperato ulteriori armi e munizioni nel luogo dove si erano rifugiati.

Reazioni istituzionali e provvedimenti

Il re Abdullah II ha condannato l’attacco, promettendo una risposta “con pugno di ferro” contro chiunque cerchi di dividere il paese. Nella riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha affermato che la sicurezza dei cittadini costituisce una “linea rossa” e che la giustizia arriverà su ogni terrorista.

Il primo ministro Jafar Hassan ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale, a partire da venerdì, con la bandiera nazionale alla mezzanotte su tutti gli edifici pubblici. Il ministero della Salute ha confermato che più di quaranta persone hanno ricevuto cure mediche per ferite di vario grado.

Le sepolture dei otto deceduti si sono svolte domenica a Karak, con i cofani avvolti dalla bandiera giordana, in una cerimonia che ha attirato una folta folla e un forte contingente di sicurezza. Tra le vittime, figura il cristiano Mohammad al-Qasous.

Il caso ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità delle minoranze religiose in Giordania. Con i cristiani che rappresentano solo il 2-3 % della popolazione, l’attacco ha suscitato preoccupazione sia a livello nazionale che internazionale, spingendo le istituzioni a rafforzare le misure di protezione per i luoghi di culto.

Nel frattempo, le indagini continuano: la Direzione della Pubblica Sicurezza ha dichiarato che manterrà alta l’attenzione su tutti gli ambienti potenzialmente radicalizzati, esaminando le dinamiche che hanno spinto i giovani verso l’estremismo. La risposta delle autorità mira a prevenire ulteriori episodi simili, garantendo la sicurezza dei cittadini e il rispetto della convivenza interreligiosa.

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