Si erano conosciute in una comunità per ragazze in difficoltà e, con il tempo, avevano costruito un legame così profondo da considerarsi come sorelle. Una delle due, appena diciassettenne, desiderava tatuarsi sul braccio il nome dell’amica per rendere eterno quel rapporto nato durante il difficile percorso di recupero. Quel sogno, però, si è trasformato in un incubo dopo l’incontro con un uomo che si era presentato come tatuatore.
Per quella vicenda, il giudice per l’udienza preliminare di Milano ha ora condannato un cittadino tunisino di 33 anni a 10 anni di reclusione con rito abbreviato. L’uomo è stato riconosciuto responsabile di aver sequestrato e violentato le due giovani dopo averle attirate con il pretesto di eseguire il tatuaggio.
Tunisino condannato: l’inganno del finto tatuatore e il sequestro nel casolare
Secondo quanto ricostruito durante le indagini, le due ragazze si erano conosciute all’interno di una struttura protetta. L’amicizia nata in comunità era proseguita anche dopo che le loro strade si erano temporaneamente separate. La più giovane desiderava incidere sulla pelle il nome dell’amica. Quest’ultima, nel frattempo uscita dalla comunità dopo aver completato il proprio percorso di recupero, aveva conosciuto un uomo nella zona di Città Studi, a Milano.
Lui si era presentato come tatuatore e si era detto disponibile a realizzare il tatuaggio a un prezzo accessibile.
Il 25 marzo dello scorso anno le due giovani si sono quindi presentate all’appuntamento convinte di recarsi in uno studio. Invece l’uomo le ha convinte a seguirlo fino a un casolare semiabbandonato nelle campagne vicino a Segrate. Una volta arrivate sul posto, il 33enne avrebbe sequestrato entrambe per diverse ore. Secondo l’accusa, puntando un coltello alla gola di una delle due ragazze, avrebbe poi abusato sessualmente di entrambe.
La condanna e la reazione dell’imputato
A interrompere l’incubo sarebbe stato un coinquilino dell’uomo che, resosi conto della gravità della situazione, avrebbe liberato le due giovani permettendo loro di chiedere aiuto. Le indagini sono partite anche grazie alle informazioni fornite da una delle vittime, che aveva conservato il numero di telefono dell’uomo. Gli investigatori sono così riusciti a identificarlo e a rintracciarlo in Spagna, dove è stato arrestato in esecuzione di un mandato di arresto europeo prima di essere trasferito in Italia. Nel corso del procedimento, l’imputato ha fornito una versione dei fatti che, secondo l’accusa, è risultata contraddittoria e poco credibile.
Il giudice ha quindi accolto l’impianto accusatorio, pur riconoscendo alcune circostanze che hanno comportato una riduzione della pena rispetto alla richiesta della Procura. Oltre alla condanna a dieci anni di carcere, il tribunale ha disposto una provvisionale di 25 mila euro per ciascuna delle due vittime. Subito dopo la lettura della sentenza, il 33enne ha protestato in aula, gridando in italiano e in arabo che quella condanna rappresentava per lui “la morte”. Il deposito delle motivazioni della sentenza è previsto entro i prossimi sessanta giorni. I legali delle due ragazze hanno espresso soddisfazione per il verdetto, definendolo una condanna doverosa per una vicenda particolarmente grave, sottolineando come le testimonianze delle vittime siano risultate coerenti e concordanti durante tutto il procedimento.
