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La morte del bimbo trapiantato a Napoli e le parole strazianti della mamma: “Se me lo tenevo a casa…”

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Domenico, il bimbo dal cuore bruciato è morto dopo giorni agonia: il racconto straziante della mamma tra dolore e speranza.

La vicenda del bimbo di due anni, Domenico Caliendo, morto dopo un trapianto di cuore a causa di un organo bruciato, solleva interrogativi drammatici sulla sicurezza e il controllo dei trapianti pediatrici. Una storia di dolore, fiducia tradita e ricerca di verità che ha commosso l’Italia intera, mettendo in luce le fragilità di un sistema sanitario chiamato a proteggere i più vulnerabili.

Ecco le ultime parole della mamma del piccolo.

Il calvario ospedaliero, la ricerca di verità e la speranza di giustizia per Domenico

Il 23 dicembre, il cuore di Domenico è arrivato in sala operatoria già compromesso. Dopo l’intervento, l’organo non ha mai ripreso a battere: il bambino è stato affidato all’Ecmo, un macchinario che sostituisce temporaneamente la funzione cardiaca, e ha combattuto per 59 giorni attaccato alla macchina. “Mi chiamano, dicono che c’è un problema. Che problema? Il cuore non batte”, ha ricordato Patrizia, descrivendo la sua rabbia e la frustrazione di fronte alle rassicurazioni ingannevoli dei medici. Dopo il parere negativo per un nuovo trapianto, la famiglia ha deciso per il non accanimento terapeutico e due giorni dopo Domenico è morto.

L’organo che gli era stato trapiantato era danneggiato perché conservato a temperature eccessivamente basse a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco. La notizia della sua morte ha commosso profondamente tutta l’Italia. Patrizia, con voce rotta dall’emozione, ha ricordato quei momenti drammatici: “La sera del 22 dicembre ci chiamano per dirci che è disponibile un cuore… mi hanno chiamata alle 22:30, così ci siamo precipitati in ospedale”.

“Se me lo tenevo a casa…”, l’ultima dichiarazione della mamma del bimbo trapiantato con cuore bruciato

Domenico era un bambino pieno di vita, con tanta voglia di vivere. Cioè, lui è entrato in ospedale col suo cuoricino malato che correva, che giocava… era un bambino con una vita normale. E invece. Io me lo sentivo che non dovevo portarlo. Se me lo tenevo a casa, oggi stava qua”. Con queste parole, Patrizia Mercolino ha raccontato il proprio strazio per la perdita del piccolo Domenico Caliendo, morto all’alba di sabato 21 febbraio all’ospedale Monaldi, dopo un trapianto di cuore che non ha avuto successo. Domenico, di appena due anni e quattro mesi, era affetto da cardiomiopatia dilatativa, una malattia che riduce la capacità del cuore di pompare il sangue.

La Procura di Napoli ha aperto un’indagine per chiarire le responsabilità, e l’esame autoptico sul piccolo sarà decisivo per capire cosa è realmente accaduto. Patrizia non nasconde la propria rabbia e delusione in una intervista al Corriere della Sera: “Io ho la coscienza pulita e loro no. Sono loro che si devono vergognare per il fatto che mi hanno guardata negli occhi, non io”. La madre denuncia anche una possibile omertà all’interno della struttura, e rivela come la fiducia nei medici si sia trasformata in “schifo”.

La madre ha avanzato l’ipotesi che ci sia stato un tacito accordo per tenere la famiglia all’oscuro, affermando con convinzione che non è plausibile che nessuno sapesse nulla: tutti erano a conoscenza, ma nessuno ha parlato. Questo silenzio, ha aggiunto, le ha fatto sentire tradita e ingannata, perché aveva riposto completa fiducia nei medici, affidando loro la vita di suo figlio, un gesto che ora ritiene imperdonabile.

Nonostante il dolore, Patrizia pensa già al futuro: vuole fondare un’associazione in memoria di Domenico, per mantenerne vivo il ricordo e aiutare altri bambini in difficoltà, avvertendo però che “ci sono già in giro tanti approfittatori che chiedono soldi in nome suo”.