Nel salotto di La Volta Buona, andato in onda il 16 marzo 2026, è tornato al centro del dibattito il rapporto tra vip e fotografi. Invitata dalla conduttrice Caterina Balivo, Valeria Marini ha commentato il caso di Tony Effe e la presunta aggressione a un paparazzo avvenuta lo scorso 18 dicembre, aprendo una riflessione più ampia su limiti e responsabilità di entrambi i fronti. La soubrette ha ribadito una posizione sfumata: riconoscimento del mestiere ma richiamo al rispetto delle persone.
La conversazione ha preso una piega inaspettata quando in collegamento è intervenuto Riccardo Signoretti, direttore di Nuovo e Nuovo Tv, che ha evocato un vecchio retroscena legato a una paparazzata in Sardegna. L’intervento ha rinfocolato l’attenzione su un episodio in cui sarebbe partita una lettera dell’avvocato, con al centro la percezione dell’immagine pubblica e la differenza tra foto rubate e immagini curate sui social.
Il racconto della puntata e il retroscena
Durante il confronto televisivo, Signoretti ha ricordato di aver ricevuto in passato una comunicazione legale da parte dell’entourage di Valeria Marini per alcune foto pubblicate dal settimanale che dirige. Secondo il direttore, la showgirl non avrebbe gradito alcuni scatti in spiaggia perché le avrebbero attribuito forme più accentuate rispetto alle sue foto sui social. Questo episodio ha messo in luce il cosiddetto cortocircuito d’immagine tra l’identità costruita online e quella percepita attraverso le paparazzate.
Il richiamo di Signoretti
Signoretti ha sintetizzato la questione con una battuta che ha fatto sorridere lo studio: «nei selfie si dimagrisce, più che nelle foto paparazzate». La frase sottolinea come la tecnologia e gli strumenti di filtro modifichino la percezione corporea del personaggio pubblico e possano creare frizioni quando il pubblico incontra immagini meno patinate. Il direttore ha raccontato il caso della paparazzata in Sardegna come esempio di una tensione che può diventare materia di confronto anche legale.
La posizione di Valeria Marini: rispetto ma limiti
Interpellata sul fatto, Valeria Marini ha adottato un tono conciliatorio: ha ammesso di aver vissuto momenti fastidiosi con alcuni fotografi ma ha ribadito il rispetto per il mestiere, sostenendo che la presenza dei paparazzi è anche indice di popolarità. Allo stesso tempo la showgirl ha puntualizzato che esistono comportamenti invasivi e inaccettabili, ricordando che la dignità e la sicurezza della persona devono restare intoccabili. La sua posizione è risultata pragmatica: si riconosce il ruolo pubblico ma si chiede etica nel comportamento.
Selfie vs paparazzate: il problema dell’immagine
Il confronto ha evidenziato un fenomeno sempre più diffuso: il disallineamento tra la brand identity costruita sui social e la realtà delle fotografie non concordate. Secondo Marini, il pubblico deve ricevere informazioni corrette, e il rischio è che la circolazione di immagini non rappresentative alimenti fraintendimenti. Il concetto di immagine mediata è centrale: non si tratta solo di estetica, ma di come il messaggio pubblico influisca sulla percezione dello spettatore.
Paparazzi: termometro della fama o invasori della privacy?
Nel corso del dibattito sono emersi due punti di vista che ricorrono da decenni: per alcuni i paparazzi sono il termometro della notorietà, per altri una fonte costante di pressioni e abusi. Marini ha citato casi estremi nella storia recente, come quelli che hanno riguardato figure internazionali soggette a persecuzione mediatica, per sottolineare quanto sia sottile il confine tra interesse pubblico e invasione della privacy. La discussione ha ricordato che esistono strumenti legali e pratiche deontologiche da rispettare.
Il bilancio finale proposto dalla showgirl è pragmatico: non importa se qualcuno nelle foto sembri più pieno o più magro, l’essenziale è che non venga diffuso un messaggio falso o nocivo. Ha inoltre ricordato che, pur condannando atti violenti come quelli che hanno visto coinvolto un paparazzo lo scorso 18 dicembre, è necessario mantenere un equilibrio tra tutela della privacy e riconoscimento del valore giornalistico. Questo equilibrio, ha concluso, passa dal rispetto reciproco e dalla responsabilità editoriale.