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Lo scandalo Me Too e il carcere per Weinstein: "Non voglio morire qui"

Weinstein carcere

Rikers Island tra paura e silenzio: Harvey Weinstein parla dei suoi giorni in carcere e delle accuse che lo hanno travolto.

Il caso di Harvey Weinstein rappresenta uno dei capitoli più controversi nella storia di Hollywood, segnato dalle accuse di abusi sessuali che hanno alimentato il movimento Me Too. Oggi, a sei anni dall’inizio dei procedimenti legali, l’ex produttore racconta la sua vita in carcere, offrendo uno sguardo diretto sull’isolamento, le difficoltà personali e la difesa della propria innocenza.

La difesa della propria innocenza e le riflessioni sul passato

Nonostante le accuse che hanno alimentato lo scandalo del Me Too, Weinstein continua a sostenere la propria innocenza, sostenendo che le denunce siano state motivate da interessi economici: “Per ottenere un assegno bastava compilare un modulo in cui si diceva che le avevo aggredite“. In un’intervista con l’Hollywood Reporter ammette di aver fatto avances senza successo e di aver talvolta esagerato, ma nega categoricamente qualsiasi atto di violenza sessuale: “Ma ho mai aggredito sessualmente una donna? No. Non l’ho mai fatto“.

Weinstein torna a parlare: “Cosa mi hanno fatto in carcere, non voglio morire qui”

A sei anni dall’inizio della sua detenzione, l’ex magnate di Hollywood Harvey Weinstein rompe il silenzio in un’intervista con l’Hollywood Reporter, raccontando le difficoltà quotidiane all’interno del carcere di Rikers Island, il noto penitenziario di New York dove è trattenuto in attesa di un nuovo processo fissato per il 14 aprile. Weinstein descrive le sue giornate come un susseguirsi di ore trascorse quasi esclusivamente in cella, con una sola mezz’ora all’aperto sulla sedia a rotelle, senza contatti sociali se non con il personale carcerario e gli infermieri. Le sue due figlie hanno cambiato il cognome e si rifiutano di parlargli, complicando ulteriormente la situazione familiare. Come lo stesso Weinstein confessa: «A Rikers Island è un inferno».

L’isolamento dell’ex produttore, durato 19 mesi, è motivato dalla paura di rappresaglie da parte di altri detenuti: “Essere una celebrità qui è un problema. Altri escono nel cortile, ma io sono costantemente minacciato e deriso“, racconta. Negli ultimi anni, Weinstein ha dovuto affrontare gravi problemi di salute, tra cui diabete, un’operazione d’urgenza al cuore e la diagnosi di un cancro al midollo spinale, e ammette di sentirsi «spaventato a morte» all’idea di poter morire in carcere. La sua esperienza, secondo lui, è priva di clemenza: “Con tutta la vita che ho avuto e le cose che ho fatto per la società, non c’è gentilezza nei miei confronti“.