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Zelensky reclama giustizia per Putin e valuta la de-escalation con Trump

Zelensky reclama giustizia per Putin e valuta la de-escalation con Trump

Zelensky ha chiesto l’arresto di Putin, ha lodato le sanzioni e ha avviato colloqui con Trump per accelerare la fine della guerra.

Durante l’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un appello diretto al leader russo, affermando che deve essere fermato. Il discorso ha evidenziato la gratitudine verso i Paesi che sostengono l’Ucraina e la convinzione che le sanzioni in atto rafforzino la resistenza ucraina, sebbene contribuiscano a prolungare il conflitto.

Zelensky richiama l’arresto di Putin e sottolinea il ruolo delle sanzioni

Nel suo intervento, Zelensky ha dichiarato: “Ringrazio tutti i Paesi che ci sono a fianco e aiutano il mio Paese”. Ha poi aggiunto che le sanzioni imposte contro la Russia lo rendono più forte e allo stesso tempo allungano la guerra una contraddizione che il presidente vuole superare con una risposta più decisa, chiedendo addirittura l’arresto di Vladimir Putin.

Incontri bilaterali tra Trump e Zelensky: un percorso verso la de-escalation

Al margine dell’assemblea, donald trump ha avuto un colloquio con Zelensky, definendolo “positivo e produttivo”. I due leader hanno discusso possibili misure di de-escalation capaci di aprire la porta a una diplomazia più concreta. Trump ha rassicurato che l’amicizia con Zelensky è solida e che, insieme, cercheranno “una soluzione per la guerra”.

Inoltre, ha confermato l’intenzione di produrre intercettori Patriot in Ucraina e di valutare un pacchetto invernale di difesa aerea.

Possibile incontro tra Trump e Putin al G20 di dicembre

Trump ha anche ipotizzato un futuro incontro con Putin durante il G20 previsto a dicembre a Miami. “So che è disposto a incontrarmi; abbiamo già parlato in Alaska. Potrebbe esserci un altro incontro, ma non so se a Miami”, ha affermato, sottolineando la volontà di entrambe le parti di porre fine al conflitto.

Sforzi diplomatici internazionali: dal gruppo di lavoro occidentale alle sanzioni UE

Nel frattempo, Steve Witkoff e Jared Kushner hanno programmato incontri con i negoziatori ucraini e i consiglieri alla sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania per esaminare le proposte ucraine di de-escalation. Parallelamente, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha criticato l’ONU per aver agito con ritardo sulla crisi ucraina.

L’Unione europea ha rinnovato per 36 mesi le sanzioni contro circa 3.000 persone ed entità russe, ma ha escluso i magnati Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha definito tale decisione “vergognosa e ingiustificabile”. La Lettonia, invece, ha preparato una proposta per imporre sanzioni nazionali contro i due oligarchi, sostenendo che tale scelta è moralmente corretta e ventosa per l’intero regime sanzionatorio.

Altre tensioni: attacchi a Odessa, dichiarazioni di Erdogan e di Lula

Il conflitto si è esteso anche al territorio ucraino: due centri commerciali di Odessa, Palma e New Line sono stati colpiti da droni russi, secondo il ministero della Difesa di Mosca. In risposta, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha condannato gli attacchi alle navi nel Mar Nero, definendoli atti di terrorismo inaccettabili. Infine, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha ribadito a New York che la guerra non si vincerà sul campo e che “l’unica via è la diplomazia”.

Tutte queste dichiarazioni e iniziative mostrano un panorama diplomatico in rapido movimento, in cui gli Stati Uniti, l’UE, la Turchia e altri attori cercano di trovare leve per ridurre la violenza e spingere verso un accordo di pace, mentre la Russia continua a rispondere con azioni militari che complicano gli sforzi di risoluzione.

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