Expo 2015: l'Africa traccia un bilancio della sua partecipazione all'esposizione

Expo 2015: l’Africa traccia un bilancio della sua partecipazione all’esposizione

Cultura

Expo 2015: l’Africa traccia un bilancio della sua partecipazione all’esposizione

Quando ormai Expo 2015 si avvia a chiudere i battenti, è quasi giunto il momento di tirare un bilancio dei risultati raggiunti dalla esposizione mondiale. Sul sito di informazione AfricaEuropa, è stata pubblicata una intervista rilasciata da Prosper Nkenfack, il direttore di Afriknow, che traccia un bilancio della presenza africana ad Expo 2015, delle quale poco se n’è parlato, ma che è stata molto più importante di quanto sembra.

Secondo Nkenfack la presenza dell’Africa non si è solo limitata nel far conoscere hamburger di coccodrillo, o alle manifestazioni dei balli tradizionali, ma è stata l’occasione per far conoscere e apprezzare le tradizioni culinarie del continente nero: ‘Sicuramente è stato un successo. Una presenza di questo tipo ad un’esposizione universale non si era mai vista e questo è un segno senz’altro positivo che merita di essere sottolineato. Manca ancora un mese alla chiusura, ma posso dire che è stata senza dubbio un’occasione importante per dare visibilità all’Africa e per mostrare il continente sotto una luce nuova.

Certo i problemi ci sono, ma l’Africa ha dimostrato di avere una ricchezza di colori, suoni, profumi e, soprattutto, idee da condividere con il mondo

Per Nkenfack l’Africa ha dimostrato di essere in grado di raccogliere le sfide nutrizionali che attendono il pianeta negli anni a venire: ‘I paesi africani hanno dimostrato di aver le idee chiare sulle sfide presenti e future legate alla nutrizione del pianeta. Hanno illustrato a chi oggi detiene le risorse dov’è la loro difficoltà nell’implementare una visione sostenibile della sfida. Tuttavia l’approccio all’esposizione è stato molto diverso da Paese a Paese e questo non solo per quanto riguarda l’Africa. Devo ammettere che mi sarei aspettato di più soprattutto per quanto riguarda le proposte e la progettualità che i Paesi africani potevano e dovevano offrire su un tema così importante per il futuro del continente. Partire dalla tradizione dei popoli africani per proporre qualcosa di realmente innovativo.

Abbiamo avuto qualche esempio positivo ma, in molti casi, ci si è limitati ad una presentazione dei Paesi, delle loro caratteristiche e poco più‘.

Il bilancio tracciato da Nkenfak non è molto lusinghiero, ed ha il sapore di una occasione persa per il continente
africano: ‘I sentimenti sono contrastanti perché, come dicevo all’inizio, è emerso un grande interesse per quello che l’Africa ha da dire e la partecipazione è stata buona. Purtroppo non sempre questa si è tradotta in una proposta: penso ai tanti incontri e convegni a cui le delegazioni africane, anche a causa dell’esiguità dei numeri, non sempre hanno potuto o voluto partecipare’.

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