FIlippine: ISIS decapita ostaggio tedesco rapito in novembre
FIlippine: ISIS decapita ostaggio tedesco rapito in novembre
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FIlippine: ISIS decapita ostaggio tedesco rapito in novembre

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Un uomo tedesco è stato decapitato da militanti dell'Isis nelle Filippine. Le autorità locali stanno indagando sulla sua identità. Potrebbe essere l'uomo rapito nel novembre dell'anno scorso.

Le autorità stanno indagando: potrebbe essere l’uomo rapito nel novembre dell’anno scorso insieme alla moglie intanto che visitavano il Paese.

Alcuni militanti dell’Isis nelle FIlippine hanno appena rilasciato un video che mostra la decapitazione di un ostaggio tedesco dopo aver chiesto un riscatto di 500.000 sterline (circa 600.000 euro).

Le autorità stanno cercando di capire se ad esser stato ucciso dal noto dal gruppo Abu Sayyaf sia proprio Jurgen Gustav Kantner.

Il breve video è stato fatto circolare lunedì dal gruppo SITE Intelligence, che monitora i siti internet della Jhiad.

Quest’ultimo mostra Kantner, 70 anni, seduto su un ripiano di erba finta che continuava a riptere “adesso mi uccide”, poco prima di essere mascherato da un militante e decapitato dallo stesso con un coltello curvo.

Alcuni militanti armati hanno gridato “Allahu Akbar”, ovvero Dio è grande, nel video che dura meno di 1,43 minuti.

Come riportato dalle autorità filippine, i militanti avevano già minacciato di ucciderlo Domenica entro mezzogiorno se non fosse stato pagato un riscatto di 30 milioni di pesos, ovvero 700mila euro.

I militari del Paese non hanno ancora confermato la morte del cittadino tedesco, a meno che i rapitori non mostrino prove concrete a riguardo.

Il loro portavoce, Brigadiere Restituto Padilla, ha dichiarato che non onorerà quel video guardandolo.

Continua dicendo che possono gridare e dichiarare quello che vogliono ma non contano su questo, aggiungendo che è cominciata un’offensiva contro il gruppo Abu Sayyaf e un tentativo di salvare altri ostaggi stranieri, oltre a quelli locali sempre gestita dai militari filippini.

Sempre Padilla ha detto che i militari hanno ricevuto delle segnalaioni riguardo lotte interne al gruppo stesso: alcuni militanti preferivano aspettare il pagamento del riscatto mentre una parte del comando più duro ha deciso che il tedesco sarebbe morto in ogni caso, il prima possibile.

In Germania,il portavoce del MInistro degli Interni Martin Schaefer sostiene che il video è stato girato ad alcuni esperti che ne stanno valutando l’autenticità, se lo fosse, dice, è “estremamente scioccante” e “Ti fa pensare a cosa possa portare le persone a commettere questo tipo di crimine barbarico, e, allo stesso tempo, io non sono nella posizione di dire se il video sia autentico o meno”.

Egli non può rilasciare altri dettagli su possibili negoziaioni con i rapitori, includendo la questione del riscatto, citando le regole del governo.

Ha aggiunto che l’opinione pubblica, in questi casi, non aiuta a trovare una soluzione.

Abu Sayyaf, nel frattempo, a novembre ha dichiarato tramite il portavoce che i suoi militanti avevano rapito Kantner e ucciso una donna, forse la moglie dell’uomo, Sabine Merz, portandolo via dallo stato di Sabah in Malesia via nave.

I cittadini hanno scoperto la donna morta in uno yacht con bandiera tedesca appena fuori dalle isole Laparan nella porvincia di Sulu, nel nord delle filippine.

Kantner e la moglie erano già stati rapiti e presi in ostaggio dai pirati somali che sono stati uccisi nel 2008.

L’Abu Sayyaf, che Stati Uniti e Filippine hanno inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristihe, sta trattenendo più di 20 persone, principalmente straniere, in accampamenti nella giungla situata a sud del Paese.

Hanno decapitato anche due canadesi l’anno scorso dopo che era scaduto il tempo disponibile per l’arrivo dei soldi chiesti nel riscatto.

Jesus Dureza, il consigliere del Presidente Duerte che si occupa di trattare con i ribelli musulmani si è appellato a Abu Sayyaf dicendo di lasciar andare gli ostaggi.

Duerte ha ordinato alle sue truppe di distruggerli, ritenendo che i loro rapimenti sono imbarazzanti e sta creando una catena di sicurezza anche nelle acque confinanti a sud, per proteggere Malesia e Indonesia.

I tre Paesi hanno unito le forze marine per proteggere, appunto, i confini.

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