Formigoni contro Green Hill

Milano

Formigoni contro Green Hill

E’ allo studio della Regione Lombardia una legge che vieti l’allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione in tutto il territorio lombardo.Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha dato incarico di studiare un’iniziativa legislativa che porterà alla chiusura del canile di Montichiari di Brescia, Green Hill, di proprietà della multinazionale Marshall, l’unico allevamento di cani beagle destinati alla vivisezione esistente in Italia.

La decisione è arrivata al termine del vertice tra il governatore lombardo e l’ex ministro all’Ambiente, Michela Vittoria Brambilla. A ottobre proprio la Brambilla aveva denunciato l’allevamento alla procura e ai Nas. Un esposto che aveva dato luogo all’apertura di un procedimento al tribunale di Brescia.

Spendiamo due righe, per spiegare ad ancora chi non lo sapesse cos’è “Green Hill”: è la multinazionale americana Marshall che ha creato un’allevamento di beagle da vivisezione, Green Hill appunto a Montichiari, in provincia di Brescia. Nei suoi cinque capannoni sono rinchiusi circa 2500 cani, nati solo per morire in nome della scienza. Ogni mese più di 250 di loro finiscono sui tavoli dei vivisettori. Le guardie zoofile dell’Oipa avevano effettuato una perquisizione già a settembre, scoprendo una serie di violazioni. A Green Hill non esiste un registro di carico e scarico degli animali, come prescrive la legge, e ci si limita a compilare generiche liste dei cani in uscita, vidimate inoltre dalla Asl e non dal sindaco, come richiederebbe la procedura. In questo modo, non si ha un quadro completo degli animali dentro e fuori l’allevamento. Oltre alle violazioni di legge, che potrebbero far chiudere Green Hill, le condizioni in cui sono tenuti i cani sono terribili, tanto da configurare per l’azienda il reato di maltrattamento.

Il primo ottobre l’Oipa ha scoperto dall’anagrafe canina regionale che l’azienda risultava in possesso di 3888 cani. Di questi, 1858 erano corpi di beagle deceduti e conservati nei congelatori perché posti sotto sequesto dalla magistratura. Di conseguenza nell’allevamento avrebbero dovuto essere presenti 2030 cani vivi, ma in realtà risultavano “in più” ben 454 beagle, non registrati da nessuna parte. Il fatto che gli animali non siano identificati li rende “invisibili”, e quindi potenzialmente utilizzabili per sperimentazioni che violano i protocolli, ipotizzando così il reato di uccisione di animali.

Il sindaco di Montichiari Zanola da tempo va ripetendo che se arriva un ordine “dall’alto” farà chiudere più che volentieri “Green Hill” . E ovvio che il timore è quello di una ritorsione economica da parte della multinazionale Marshall, che rende il sindaco e il vicesindaco incapaci di fare un minimo passo in prima persona a favore dei cani prigionieri di questo lager.

In molti si sono interessati a Green Hill tra questi anche Edoardo Stoppa di Stricia la Notizia che era riuscito a ottenere immagini shock del canile. Il filmato aveva sconvolto animalisti e non, scatenando numerose reazioni, tra cui l’intervento del ministro del Turismo Brambilla e l’apertura di un procedimento da parte della Procura di Brescia.

Proprio l’ex ministro Brambilla, parlando in merito alla decisione di Formigoni ha dichiarato: “La Lombardia si dimostra, una volta di più, all’avanguardia anche sotto il profilo della tutela del benessere animale e non posso che ringraziare il presidente Formigoni per avere accolto le nostre richieste e per la grande attenzione dimostrata nei confronti di quella che considero una battaglia di civiltà. Finalmente arriveremo all’unica possibile conclusione per questa vicenda: la chiusura di questo canile lager. Il nostro paese non può più dare ospitalità ad un attività così duramente censurabile sotto il profilo morale e che non è certamente in linea con la nostra cultura e la nostra sensibilità”

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