Il 20% dei contratti italiani è «breve» COMMENTA  

Il 20% dei contratti italiani è «breve» COMMENTA  

Incrociando il numero di case affittate possedute da persone fisiche (2,8 milioni) con quello dei nuovi contratti stipulati nel 2015 (poco più di un milione), è stato riscontrato che la durata media di un contratto d’affitto è di poco inferiore ai tre anni.

Ma secondo le statistiche del Rapporto immobiliare residenziale 2016, i contratti con una durata inferiore a tre anni sono soltanto il 20% del totale, cioè 200 mila. Come si spiega, allora, che a un turnover così elevato corrispondano molte locazioni brevi? Una prima risposta è la crescita del mercato, che sicuramente gioca un ruolo importante: negli ultimi anni, complice il calo della domanda di mutui, il numero di case affittate è aumentato di circa 240 mila unità. Inoltre è probabilmente il fatto che molti contratti stipulati con formule lunghe (soprattutto il “4+4” a canone libero) vengono risolti prima della scadenza naturale, perché l’inquilino presenta disdetta per «gravi motivi» con i sei mesi di preavviso richiesti dalla legge o perché comunque le parti concordano di interrompere il rapporto.

I dati del Rapporto permettono anche di misurare la distanza dei canoni medi dichiarati al momento della registrazione nelle diverse aree del Paese. Nel segmento libero, al Sud la media nel 2015 è stata di 32,1 euro al metro quadrato. Meno della metà degli 86,6 euro registrati nel Nordovest e degli 85,2 euro del Centro, dove si fanno sentire in particolare gli effetti di Milano, Torino e Roma.


Diverse aziende sono inoltre emerse negli ultimi tempi al fine di facilitare l’accoglienza degli ospiti e la gestione dell’appartamento in affitto. Fra queste emerge Guesthero, società che si occupa della gestione completa di case vacanza per affitti a breve termine.

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