Il derby della speranza

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Il derby della speranza


Per noi Torinesi il derby è qualcosa di più di una semplice partita. Anche le donne lo sanno e non rincalzano con il vecchio motto: “Sono solo ventidue milionari viziati, in braghette, che tirano calci a un pallone”. A quanto sembra anche il gentil sesso rispetta questa partita a tal punto da non dettare orari o fare domande tirasfiga. Per i tifosi, anche quelli meno convinti, questo evento è secondo soltanto all’esposizione della Sindone.Un diversivo per questa città madre dalla zoppicante Fiat e dei malumori che mensilmente si rincorrono da inquietanti voci di corridoio. Il mondo del pallone, condannato giustamente per scandali a dir poco vergognosi, se usato con moderazion può aiutarci anche solo per due ore, a dimenticare l’amaro della vita di ogni giorno. Dagli scioperi dei mezzi pubblici -vedi oggi compreso-, alle difficoltà per arrivare a fine mese, sino alle preoccupazioni di un paventato spostamento all’estero dell’industria automobilistica Piemontese.

Non sarà di certo il colore delle due squadre che si affronteranno stasera -“gli atri” e noi del Toro-, a determinare un cambiamento, assurda fantascienza infantile, ma un pizzico di spensieratezza sorvolerà la Mole e si appoggerà sulle Alpi. Due squadre con storie differenti ma con troppi morti nel cuore: Superga per il Toro e i tragici fatti dell’Heysel per la Juventus. Se sventolare una bandiera porterà un po’ di serenità in questo lembo d’Italia ben venga, qualsiasi ricetta è valida quando si tratta di alienare le delusioni e i timori. Non necessariamente il derby, qui a Torino, si segue allo stadio. Amici, bar e locali si organizzeranno come da rituale per questo incontro psicoterapeutico per molti, per altri, invece, saranno solo ventidue milionari viziati, in braghette, che tireranno calci a un pallone.

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