Legge elettorale: premio di maggioranza solo con il 42,5% dei voti

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Legge elettorale: premio di maggioranza solo con il 42,5% dei voti

La commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato un emendamento alla riforma della legge elettorale che fissa al 42,5% dei voti la soglia minima per accedere al premio di maggioranza. A favore dell’emendamento presentato da Francesco Rutelli, oltre al suo gruppo Api, anche la Lega, Udc, Mpa e Pdl. Contrari Pd e Idv.

“L’approvazione della soglia che ho proposto per conquistare il premio del 55% dei seggi è saggia ed equilibrata – ha dichiarato Rutelli – Non si può governare certo con una maggioranza-truffa del 55% dei seggi vinta col 30% dei voti o meno. Ora procediamo approvando le proposte che permettano di formare maggioranze politiche coerenti”.
“Così non ci stiamo, serve governabilità. Qualcuno teme che governiamo noi” ha scritto su Twitter il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
In Commissione è passato anche un emendamento Pdl sulle preferenze che le aumenta a tre. Una previsione che per il senatore Pd Stefano Ceccanti ha come obiettivo quello di “eleggere meno donne” perché prima erano previste due preferenze alternate uomo-donna, ora invece la candidata rischia di finire al terzo posto, dopo due uomini.
Può anche accadere, tuttavia, che l’elettore scelga due donne e un uomo.

Il presidente della commissione Carlo Vizzini, però, parla di uno sviluppo “non bellissimo” le cui ragioni vanno verificate all’interno del Pdl: “Ci sono ex Fi, ex An e le amazzoni…”, alludendo ad una ipotesi di divisione per componenti nel partito di Berlusconi e Alfano.
Dura la reazione di Anna Finocchiaro. “Pdl, Lega e Udc vogliono una legge elettorale perché nessuno vinca, noi invece vogliamo una legge elettorale perché il Paese abbia un governo stabile, coerente e coeso” ha affermato la capogruppo del Pd al Senato. “La questione della soglia oltre la quale si ottiene il premio maggioranza è tutta qui: anche noi vogliamo una soglia e un premio di maggioranza che consenta agli italiani, la sera delle elezioni, di sapere chi ha vinto, chi governerà e di poter confidare su un governo che abbia una sua stabilità che accompagni l’Italia fuori dalla crisi”, ha aggiunto Finocchiaro.
“Non contenti di questo, oggi si sono votati l’introduzione della terza preferenza, che con tutta evidenza ostacola la presenza delle donne nelle istituzioni.

Ma evidentemente il Pdl pensa che di donne nelle istituzioni ce ne siano già abbastanza, e dunque – conclude Finocchiaro – vuole ridurne un po’ il numero. Invece di andare avanti torniamo alla Prima Repubblica”.
Nicola Latorre, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, considera ”gravissimo l’emendamento che fissa la soglia del 42,5% per il premio di maggioranza alla coalizione. E’ a tutti gli effetti un inganno ai danni degli italiani che voteranno per una coalizione alla quale sarà impedito di governare”. “Pdl e Lega, destinate alla sconfitta elettorale, invece di preoccuparsi di come recuperare credibilità e consenso nella società, legiferano ancora una volta per impedire al centrosinistra di governare. Si ripropone l’operazione vergognosa fatta alla fine della legislatura 2001-2006 con il Porcellum per impedire il pieno successo elettorale di Prodi. Purtroppo – conclude Latorre – oggi come allora, l’Udc sceglie Berlusconi”.
Nichi Vendola critica duramente quanto è accaduto oggi al Senato.

”E’ andata in scena la ‘Notte dei morti viventi'” commenta il presidente di Sel. “Si è ricostruito il centrodestra sulla base della disperazione e con l’obiettivo di rendere ingovernabile il Paese. Anche Casini evidentemente ha sentito il richiamo della foresta. Della serie – conclude Vendola – va’ dove ti porta il cuore…”.
Duro il giudizio anche dell’Italia dei Valori. “L’Idv ha votato perché venisse introdotta una soglia ragionevole e invece – rimarca il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario – è stata votata una soglia irragionevole per consentire che, dopo le elezioni, nessuno vinca e ritrovarsi a Palazzo Chigi un Monti che gli elettori non avranno votato”. “Noi vogliamo una soglia ragionevole che garantisca alla coalizione che vince di poter governare secondo il mandato degli elettori. Inoltre si vuole introdurre addirittura la tripla preferenza con la scusa del voto di genere. Noi siamo contrari perché ci troveremmo di fronte un mercimonio senza fine.

Se questa legge elettorale passa così com’è – conclude Belisario – non servirà al Paese e accrescerà la confusione”.
“L’introduzione di una soglia” è invece ”una cosa sacrosanta” per Pier Ferdinando Casini. ”Ce lo chiede anche la Corte costituzionale. Poi, i numeri sono sempre perfettibili. Vedremo in Aula. E’ un work in progress”. Il Pd ha votato no, andate avanti senza i democratici? “Non è così – dice Casini ai cronisti alla Camera – Il confronto è sempre aperto. Ci sono reazioni di facciata e reazioni di sostanza… e vedrete che alla fine arriveremo a un accordo”. E a chi gli chiede se vede la possibilità di un Monti bis più vicino con la legge che si sta delineando al Senato, il leader Udc risponde: “Monti bis? non c’entra nulla con la legge elettorale…”.
Altero Matteoli, senatore del Pdl, ritiene ”di buon senso” l’emendamento approvato in Commissione, ”rispetta il principio democratico della rappresentatività. Per Matteoli “la reazione nervosa e fuori le righe degli esponenti del Pd, rimasto isolato al Senato, prova che questo partito, al di là dei proclami verbali, vorrebbe tenersi l’attuale legge valida in un altro contesto storico o tutt’al più vorrebbe una riforma elettorale che lo favorisca in modo smisurato oltre i propri probabili consensi”.
In giornata sul tema della riforma elettorale è intervenuto anche il presidente del Consiglio.

Mario Monti ritiene che “tecnicamente sia immaginabile” un intervento del governo sulla legge, ma, aggiunge, “politicamente sarebbe di molto preferibile che quest’opera fosse compiuta dalle forze politiche. Gli stimoli del Presidente della Repubblica – ha affermato ai microfoni della Rai – sono stati costanti, coerenti e incisivi, non c’è che da rammaricarsi del fatto che per ora le forze politiche non siano riuscite a tradurre questo in una nuova legge elettorale”.
(Fonte Adnkronos)

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