Manovra Italia 2017, la Commissione abbandona l’austerity
Manovra Italia 2017, la Commissione abbandona l’austerity
Economia

Manovra Italia 2017, la Commissione abbandona l’austerity

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Stop temporaneo alle regole dell’austerity per quanto riguarda la manovra finanziaria 2017 dell’Italia. Spese eccezionali per sisma e migranti.

La Commissione Europea potrebbe non esprimersi in merito alla manovra finanziaria 2017 varata qualche settimana fa dal governo presieduto da Matteo Renzi. Per il nostro paese si tratta di una notizia che mette, almeno per il momento, la parola fine alle polemiche dei giorni scorsi, con accuse incrociate, alcune delle quali molto velenose, fra il premier Renzi e il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, con il commissario Moscovici in un’inedita veste di paciere.

Le polemiche fra Italia e Commissione UE

Nel complesso, si tratterebbe di una situazione inaspettata. Juncker ha ribadito più volte che l’istituzione da lui presieduta non applicava i criteri dell’austerity nel modo già fatto in passato, reclamando al contempo il rispetto assoluto delle regole. L’Italia, per bocca di Matteo Renzi e del ministro dell’Economia Padoan in modo particolare, ha sempre sostenuto di avere rispettato tutti i dettami europei, asserendo però che le spese per l’immigrazione, l’emergenza sisma e l’adeguamento degli edifici pubblici sono da considerare di natura eccezionale, con tutto ciò che ne consegue in materia di messa a bilancio.

Sospensione dell’austerity

Il discorso ora potrebbe diventare diverso perché la Commissione potrebbe di fatto di sospendere le regole di austerità evitando di esprimere un giudizio sulla manovra italiana.

In termini pratici, l’istituzione deputata a controllare che il bilancio di ciascuno degli stati membri dell’Unione sia ispirato al criterio base che spese e introiti statali debbano in linea di massima equipararsi eviterebbe di assumere questo ruolo o addirittura spingerebbe, in via più o meno diretta, a sostenere parziali squilibri in favore della crescita.

O, quanto meno, non questa volta e nei confronti dell’Italia. Certo, si tratterebbe di un precedente importante, perché questo atteggiamento potrebbe a questo punto essere invocato da qualunque altro paese in futuro. Ciò che sembra differenziare l’Italia sono senz’altro le due emergenze legate all’immigrazione e al sisma, questioni che nessuno degli altri stati europei deve fronteggiare nello stesso momento. Inoltre, l’Italia ha un serio problema, a lungo termine, di adeguamento del patrimonio edilizio ai criteri costruttivi anti sismici. Anche in questo caso, si tratta di una peculiarità legata alle caratteristiche del nostro territorio.

Per quello che riguarda la popolazione, in ogni caso, la sospensione del giudizio non comporterebbe alcuna significativa riduzione di tasse o aumento di potere d’acquisto (questo pressoché in qualunque caso). Il vantaggio potrebbe essere semmai quello di avere la certezza che le scuole, ad esempio, non sarebbero più edifici a rischio di crollo in caso di sisma.

Questo, giova dirlo, se gli interventi di adeguamento saranno concepiti ed eseguiti nel modo corretto.

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