Militari USA bruciano il Corano, afghani in rivolta COMMENTA  

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Proteste in corso a Kabul

L’ambasciata americana a Kabul è stata chiusa e lo staff è rimasto bloccato al suo interno a causa delle manifestazioni susseguitesi nella capitale afghana per protestare contro il rogo di alcune copie del Corano  nella base USA di Bagram.


La missione NATO in Afghanistan (Isaf) ha ammesso la sua responsabilità. Pare che le copie del Corano appartenessero a  talebani detenuti nella prigione di Parwan, situata accanto alla base. I detenuti avevano trovato il modo, scambiandosi copie del libro, di comunicare fra loro e forse anche con l’esterno.  I libri sarebbero quindi stati accatastati all’esterno e dato poi alle fiamme. A questo punto sarebbe intervenuto un dipendente afghano della base, che dopo aver tentato di fermare i militari, ha denunciato quanto accaduto.


John Allen, comandante della missione Isaf ha inviato una lettera al “nobile popolo afghano” nella quale annuncia “un’inchiesta sulle informazione ricevute secondo cui il personale della base di Bagram avrebbe fatto un uso improprio di un ingente materiale religioso islamico”. Il generale ha assicurato che sono state prese “misure specifiche per evitare che possa ripetersi. Vi assicuro, ve lo garantisco, che ciò non è stato in alcun modo intenzionale”.


Lo stesso ministro della Difesa statunitense Leon Panetta ha chiesto scusa per l’”inopportuno trattamento” riservato alle copie del Corano.

Proteste in corso a Kabul

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