Morto Marco Bergamo, il “mostro di Bolzano”: ammazzò 5 donne
Morto Marco Bergamo, il “mostro di Bolzano”: ammazzò 5 donne
Cronaca

Morto Marco Bergamo, il “mostro di Bolzano”: ammazzò 5 donne

"Il mostro di Bolzano"
Il serial killer Marco Bergamo.

Morto in ospedale Milano l’ergastolano Marco Bergamo, conosciuto come “il mostro di Bolzano” per aver ucciso a coltellate 5 donne, tra cui una ragazzina di 15 anni tra il 1985 e il 1995.

Il decesso e il personaggio

In tribunale

E’ morto oggi, martedì 17 ottobre, Marco Bergamo, 51 anni, il cosiddetto “mostro di Bolzano”. Era stato riconosciuto colpevole di aver ammazzato 5 donne tra il 1985 e il 1992 e perciò condannato a 4 ergastoli e 30 anni di reclusione nel noto carcere di Bollate, in provincia di Milano, ma era ricoverato in ospedale da dieci giorni per un’infezione polmonare. Bergamo, operaio celibe che viveva con i genitori, era stato arrestato per i delitti il 6 agosto del 1992 e le sue vittime si chiamavano Marcella Casagrande, di appena 15 anni, Anna Maria Cipolletti, Renate Rauch, Renate Troger e Marika Zorzi. Il sadismo del serial killer era entrato negli annali della cronaca nera italiana, poichè provava piacere nel colpire, ma nonostante ciò, dopo 24 anni di prigione, il 15 febbraio 2016 aveva ottenuto un regime carcerario meno duro e ciò aveva indignato le famiglie delle donne che aveva assassinato.

Era stato trasferito quindi nel carcere di Bollate, istituto all’avanguardia in Italia, dove è concepito per i detenuti un percorso di recupero che tiene anche conto dei loro obiettivi ed aspettative in previsione di un eventuale reinserimento nella società.

Uccise 5 donne

Inoltre Bergamo nel 2010 aveva ottenuto un permesso premio di poche ore e puntava ad ottenere la semilibertà per lavorare di giorno (sei ore) in una comunità, per poi tornare a dormire in carcere la notte. Il tutto naturalmente disposto dal Dap (il Dipartimento amministrazione penitenziaria). Precedentemente era stato recluso più di dieci anni a Rebibbia e poi ad Opera. Nel 2014 aveva chiesto di essere giudicato con rito abbreviato, ma ciò non fu permesso, perchè era stato condannato all’ergastolo, oltretutto con sentenza “definitiva e irrevocabile”.

L’anno precedente si decise di realizzare un documentario sulla sua vita, suscitando le proteste della signora Maurizia Mazzotta, mamma di Marcella Casagrande, devastata per l’orrenda fine della figlia e disgustata per l’iniziativa del documentario: “Viene mistificato un serial-killer.

Viene romanzata la sua vita. E’ mortificante. Quelli come lui dovrebbero essere destinati all’oblio”. Perciò ha partecipato ad un’iniziativa locale contro la violenza di genere in nome di sua figlia.

I femminicidi

La prima vittima

Bergamo compì il primo femminicidio, quello della studentessa 15enne Marcella Casagrande (foto sopra, ndr), una sua vicina di casa, il 3 gennaio 1985. Il 26 giugno fu la volta di Annamaria Cipolletti, 41 anni, insegnante ma anche prostituta, uccisa nell’appartamento dove riceveva i clienti. Sette anni più tardi uccise tre prostitute: Renate Rauch, 24 anni ( 7 gennaio 1992), Renate Troger, 19 anni (21 marzo), e Marika Zorzi, 20 anni (6 agosto). Venne fermato poco più tardi, mentre stava fuggendo da Bolzano in auto, i cui sedili erano ancora sporchi di sangue e il vetro di uno specchietto retrovisore venne trovato sul luogo del delitto. La condanna fu determinata dalla capacità d’intendere e di volere dell’uomo.

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