Il 19 luglio, poco prima delle 13, Abderrahim Fakir, un 42enne di origini marocchine, ha perso la vita durante un fermo di polizia in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna. La vicenda ha scatenato proteste e indignazione, con residenti e familiari che chiedono giustizia. Le indagini sono in corso per fare chiarezza sulle circostanze del decesso.
Numerosi video girati dai residenti e acquisiti dalla Procura mostrano Fakir in evidente stato confusionale, sdraiato sull’asfalto, prima dell’intervento degli agenti. Le immagini documentano i 30 minuti di tentativi di calmare l’uomo, culminati con l’uso dello spray al peperoncino e l’immobilizzazione a terra. I soccorsi, arrivati troppo tardi, non sono riusciti a rianimarlo.
Le indagini e l’autopsia
La Procura di Bologna, guidata dal procuratore Paolo Guido, ha avviato un’inchiesta per accertare le cause del decesso. L’autopsia, affidata a una squadra di esperti, è stata fissata per venerdì. Tra i consulenti, la medico legale Valentina Bugelli di Parma, l’anatomopatologa Cristina Basso di Padova e la specialista in anestesia e rianimazione Manuela Bonizzoli di Careggi.
Il chimico tossicologo Luca Morini dell’Università di Pavia dovrà verificare eventuali sostanze assunte da Fakir.
La condizione psichiatrica di Fakir
Un mese prima della sua morte, il 20 giugno, Fakir aveva fatto accesso al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna per un problema di tipo psichiatrico. Aveva ferite a un polso, probabilmente autoinflitte. Non risultava seguito dal Centro di salute mentale, ma aveva chiesto di parlare con uno psichiatra. Pochi giorni prima, il 12 giugno a Castello d’Argile, era stato segnalato come molesto in un’area condominiale.
Le reazioni e le proteste
La morte di Fakir ha suscitato reazioni a livello nazionale. L’assessora alla Cultura della Regione Puglia, Silvia Miglietta, ha indossato una maglietta con la scritta “I can’t breathe”, la frase pronunciata da George Floyd prima di morire. “Probabilmente è la frase che ieri Fakir ha pronunciato prima di morire a Bologna per mano di due agenti della polizia”, ha dichiarato Miglietta.
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha espresso solidarietà alla città di Bologna e ha parlato della necessità di un modello di sicurezza integrata. “Le città hanno bisogno di un modello di sicurezza integrata diverso da quello delle immagini drammatiche che abbiamo ricevuto da Bologna ieri”, ha affermato Leccese.
Le critiche ai protocolli di intervento
L’inchiesta si concentrerà anche sul comportamento dei poliziotti e dei sanitari. I pm chiederanno al Viminale le linee guida sul contenimento a terra dei soggetti esagitati. Il presidente del 118, Mario Balzanelli, ha dichiarato che un medico avrebbe potuto salvare Fakir. “A fronte di un forte stato di agitazione psicomotoria, il medico avrebbe potuto sedare il soggetto, impedendo conseguenze più gravi”, ha affermato Balzanelli.
La Procura nominerà un pool di esperti per l’autopsia, inclusi un medico esperto di medicina di emergenza-urgenza, un anatomopatologo, un tossicologo e un cardiologo. Verrà anche approfondita la distanza a cui è stato spruzzato lo spray al peperoncino e i suoi effetti su Fakir.
La vicenda di Abderrahim Fakir ha sollevato questioni importanti sulla gestione degli interventi di polizia e sull’importanza di una formazione adeguata per affrontare situazioni di crisi. Le indagini in corso dovranno fare chiarezza su quanto accaduto e garantire giustizia per la vittima e la sua famiglia.
