A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua a far discutere per elementi rimasti irrisolti. Tra questi, il ritrovamento di una scarpa mai repertata è tornato al centro dell’attenzione, riaccendendo dubbi sulle modalità investigative e alimentando nuove polemiche nel dibattito televisivo di Mattino Cinque, con l’avvocato Gallo che ha parlato apertamente di “frode processuale”.
Un dettaglio mai chiarito che riapre il dibattito sul delitto di Garlasco
A distanza di quasi due decenni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna a far discutere grazie a un particolare rimasto ai margini delle indagini ufficiali. Nell’ultima puntata di Mattino Cinque, Federica Panicucci ha riportato l’attenzione su una scarpa rinvenuta nelle campagne adiacenti alla villetta dei Poggi e mai entrata formalmente tra i reperti.
Un oggetto che, tra testimonianze contrastanti, fotografie dubbie e versioni discordanti, è diventato nuovamente terreno di scontro televisivo. L’inviato Emanuele Canta ha ricostruito il percorso di quel ritrovamento: secondo quanto emerso, la scarpa sarebbe stata inizialmente recuperata dagli agenti con le dovute precauzioni, ma successivamente ritenuta irrilevante e gettata, mentre agli atti sarebbe finita l’immagine di un altro modello, differente per marca e caratteristiche.
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“Frode processuale, li avrei indagati”, l’accusa dell’avvocato Gallo per le indagini a Garlasco
Il confronto si è fatto ancora più acceso con l’intervento del giornalista Stefano Zurlo, che ha espresso forti perplessità sulla gestione del presunto reperto, osservando come non sia accettabile sostituire un oggetto reale con uno “simile”. A suo avviso, il punto centrale resta la mancata verbalizzazione: “Se un testimone un mese, tre mesi, cinque mesi dopo ti porta con interesse un oggetto, magari fai il santo favore di verbalizzarlo, fotografarlo, consegnarlo”. Nel frattempo, la ricostruzione dei fatti si è ulteriormente complicata.
Nove mesi dopo il delitto, un uomo della zona trovò un mocassino da donna nei campi dietro casa Poggi e avvisò la polizia locale. Gli agenti intervennero, lo raccolsero con i guanti e lo inserirono in un sacchetto, ma di quella scarpa non rimase traccia ufficiale. Il testimone ha raccontato: “Ho trovato questa scarpa, un mocassino 36-37 come misura” e ha aggiunto di non aver mai firmato alcun verbale.
Le versioni degli agenti coinvolti si sono rivelate nel tempo contraddittorie, fino all’emergere di documenti in cui si afferma che il mocassino sarebbe stato gettato nei rifiuti. Nel finale di puntata, l’avvocato Gallo ha usato parole durissime, parlando apertamente di “frode processuale” e sostenendo che nessun investigatore può decidere autonomamente la rilevanza di un oggetto: “Non compete a lui buttare le scarpe”. Un’accusa che pesa come un macigno e che, ancora una volta, riporta il caso di Garlasco al centro di una lunga scia di dubbi mai del tutto chiariti.
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