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Alberto Trentini: il cooperante italiano in attesa di liberazione in Venezuela

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La vicenda di Alberto Trentini, detenuto in Venezuela da 420 giorni, continua a generare preoccupazione e speranza a livello internazionale.

Al Lido di Venezia, la famiglia di Alberto Trentini vive in uno stato di profonda attesa e angoscia. Le tapparelle della loro abitazione sono state abbassate, simbolo della tristezza e della preoccupazione per la lunga detenzione del cooperante italiano, arrestato in Venezuela.

Trentini, 46 anni, è stato fermato il 15 mentre si dirigeva verso Guasdalito per portare aiuti umanitari.

Il suo arresto è avvenuto durante una missione con l’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, che assiste persone con disabilità. Dall’arresto, il suo destino è rimasto incerto, con la famiglia che attende notizie da più di un anno.

Il contesto della detenzione

Il cooperante italiano è attualmente detenuto nel carcere di El Rodeo I, un istituto di massima sicurezza nei pressi di Caracas. Le autorità venezuelane non hanno mai fornito motivazioni ufficiali per la sua detenzione, né sono state formulate accuse formali. Tuttavia, si sono diffuse voci riguardo a presunti crimini di terrorismo e cospirazione contro lo Stato, senza però che venissero presentate prove concrete.

Silenzio e speranza

Nei mesi successivi all’arresto, la famiglia di Trentini ha vissuto un periodo di totale silenzio. Non vi sono stati contatti né notizie ufficiali fino a quando, nel gennaio 2026, il governo italiano ha reso noto di aver attivato tutti i canali diplomatici per cercare di risolvere la situazione. Tuttavia, la mancanza di comunicazioni ha alimentato la preoccupazione dei familiari, che hanno espresso la loro indignazione per la lentezza delle trattative.

Appelli e reazioni

Il padre di Alberto, Ezio, e la madre, Armanda Colusso, hanno lanciato pubblicamente appelli affinché si rispettasse un silenzio attorno alla vicenda, temendo che ogni dichiarazione potesse compromettere la liberazione del loro congiunto. I genitori, visibilmente provati, hanno chiesto l’intervento del governo italiano, sottolineando la necessità di una maggiore attenzione verso il caso di loro figlio.

Un anno di prigionia

Il primo contatto tra la famiglia e Alberto è avvenuto dopo oltre sei mesi di detenzione. Durante una telefonata, Trentini ha rassicurato la madre riguardo alle sue condizioni di salute, ma la mancanza di medicinali necessari aveva già sollevato preoccupazioni. Al compimento di un anno di prigionia, Armanda ha criticato il governo italiano per non aver fatto abbastanza per il suo rilascio, esprimendo la propria frustrazione e chiedendo un intervento più deciso.

Nuove speranze di liberazione

Recentemente, la situazione in Venezuela ha mostrato segni di cambiamento. Dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle autorità statunitensi, è stata annunciata la liberazione di alcuni prigionieri politici. Sebbene non ci siano ancora notizie definitive su Alberto Trentini, la famiglia ha espresso un misto di angoscia e speranza, confidando in una possibile risoluzione positiva del caso.

Il governo italiano, rappresentato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha dichiarato di seguire da vicino la situazione e ha auspicato relazioni più costruttive con il nuovo governo venezuelano. Meloni ha anche riconosciuto i passi fatti per la liberazione di detenuti politici, sottolineando l’impegno dell’Italia nel garantire la sicurezza dei suoi cittadini all’estero.

La storia di Alberto Trentini è diventata un simbolo della lotta per i diritti umani e la dignità, con la sua famiglia che continua a sperare in un esito favorevole e nella sua liberazione.