Il tema dell’odio online e nella società contemporanea torna al centro del dibattito pubblico attraverso le testimonianze di chi ne è bersaglio diretto. Le parole di Liliana Segre evidenziano come linguaggi violenti e minacce non appartengano solo al passato, ma continuino a manifestarsi anche oggi, intrecciandosi con la memoria storica e con le tensioni del presente.
Liliana Segre: rispetto, memoria e dibattito pubblico tra sport e storia
Nel corso dell’incontro, “Le vittime dell’odio” al Memoriale della Shoah di Milano, è stato anche proiettato un video con il decalogo del rispetto nello sport realizzato in occasione delle Paralimpiadi di Milano-Cortina, occasione in cui Segre ha riflettuto sul tema della disabilità e dell’identità personale: “A me non manca un arto, ma nella testa sono rimasta così.
Non posso cambiare. E’ parte di me dall’inizio alla fine“.
La senatrice ha inoltre evidenziato come, nel tempo, il tema dell’antisemitismo abbia attraversato fasi diverse con i vari governi, restando però una questione mai del tutto superata. In questo contesto si inserisce anche il dibattito sulla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile a Milano.
Stando alle indiscrezioni dell’Ansa, a riguardo è intervenuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, definendo “grave che non si parta dalla denuncia secca” e aggiungendo: “Non si capisce perché non potevano portare ciò che era simbolo di una gloriosa partecipazione della Brigata ebraica alla lotta di Liberazione”.
L’evento organizzato dall’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori ha riportato al centro il tema dell’odio come fenomeno sociale diffuso, tra memoria storica e attualità.
“Ecco cosa mi scrivono”. L’allarme di Liliana Segre: la denuncia sulla crescita dell’odio subito
Durante il convegno “Le vittime dell’odio” al Memoriale della Shoah di Milano, la senatrice a vita Liliana Segre ha descritto un clima che percepisce come sempre più pesante, affermando: “Il mondo dell’odio è talmente vasto ed è sempre più vasto“. Come riportato dall’Ansa, parlato di una crescente diffusione di messaggi offensivi e minacce, una “valanga d’odio che trascina le persone a mandare messaggi a 96 anni ‘perché non muori?’”, sottolineando come episodi simili rievochino in lei ricordi dolorosi. Segre ha infatti richiamato alla memoria anche le intimidazioni subite nella sua infanzia, nel 1938, dopo l’introduzione delle leggi razziali: episodi che si ripresentano, in forme diverse, ancora oggi. “Nonostante abbia la scorta dei miei carissimi carabinieri da anni, per cui non posso fare un passo fuori dalla porta di casa mia se non con loro, questa valanga di odio trascina le persone a mandarmi dei messaggi. Alcuni mi scrivono ‘Perché non muori?‘”. E ha aggiunto: “Non mi aspettavo che dopo tutto quello che è successo ancora a 96 anni qualcuno mi scrivesse così”.
Nel dialogo pubblico ha raccontato anche il legame inevitabile con il luogo della memoria: “Non posso prescindere da questo posto. Ricordo troppo bene il giorno in cui ci sono entrata prigioniera”, riferendosi alla deportazione subita sotto un governo che “perseguitava”. Ha inoltre osservato: “Non posso non notare quanti governi si siano succeduti e quanto l’antisemitismo sia stato sopito”.