Il primo anniversario del cosiddetto cessate il fuoco a Gaza, celebrato il 10 ottobre, è stato segnato da una crescita costante degli scontri. Più di cento organizzazioni umanitarie hanno definito la tregua una mera formalità, poiché gli attacchi israeliani continuano a colpire la popolazione civile a ritmo medio di un ferito o un ucciso ogni novanta minuti.
Le cifre raccolte dal Ministero della Salute di Gaza indicano 1.493 morti e 5.299 feriti al 12 ottobre, con un bilancio complessivo dalla fine di di 74.382 vittime. Parallelamente, l’infrastruttura sanitaria sta collassando: il 44% dei medicinali essenziali è esaurito e nessuno dei 36 ospedali opera a piena capacità, mentre più di 18.500 pazienti attendono evacuazione e oltre 1.000 sono deceduti in attesa di cure.
Attacchi recenti e loro impatto sulla popolazione civile
Negli ultimi giorni sono stati registrati diversi eventi letali. Sabato, un attacco con drone vicino al Panda Mall nella parte occidentale di Gaza City ha ucciso quattro persone; nello stesso giorno una bambina di otto anni, Shahd al-Najjar è stata colpita all’interno della sua tenda.
Domenica, il bambino di sette anni Jihad al-Ghandour è morto per le ferite riportate nei pressi del campo di Jabalia. Il 12 ottobre, un colpo contro un punto di ricarica a ovest di Khan Younis ha provocato quattro nuove vittime.
Le forze israeliane hanno giustificato gli interventi sostenendo che i caduti fossero membri di gruppi armati, ma le testimonianze dei residenti e le indagini indipendenti non confermano sempre tali affermazioni. Inoltre, le operazioni militari hanno spinto la linea di demarcazione, conosciuta come “Yellow Line”, più in profondità nei quartieri residenziali, generando ulteriori sfollamenti.
L’attacco sistematico alla raccolta delle olive in Cisgiordania
Parallelamente al conflitto a Gaza, i coloni israeliani hanno intensificato le azioni contro la tradizionale raccolta delle olive un simbolo culturale e una fonte di sostentamento per le comunità palestinesi. Il 7 ottobre, Ali Hassan Yasser al-Bazzari 44 anni, è stato ucciso a fuoco mentre raccoglieva olive tra i villaggi di Burqa e Ramin, a nord di Nablus. L’attacco ha ferito altri 16 agricoltori.
Secondo la Commissione Palestinese per la Resistenza alla Colonizzazione, nel solo weekend di ottobre sono stati registrati 49 atti di violenza: 19 venerdì, 12 sabato e 18 domenica. Organizzazioni come Yesh Din hanno documentato 109 incidenti registrati in sole dieci giornate, con la distruzione stimata di circa 50.000 alberi. Esempi specifici includono il saccheggio delle olive a Qusra, il lancio di un cane contro una donna di 79 anni a Birin e l’uso di megafoni su droni per allontanare i contadini da Wadi Abwein.
Ritardi politici e mancato rispetto degli accordi
L’Osservatorio di transizione “Board of Peace” ha segnalato il mancato rispetto di numerosi impegni: l’assenza di una forza internazionale di stabilizzazione, l’arrivo di aiuti a un terzo del ritmo concordato e il controllo israeliano su quasi due terzi della Striscia, ben al di sopra della soglia del 50% prevista prima di eventuali ulteriori ritiri.
Nel frattempo, il Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha nuovamente posticipato le elezioni legislative, citando restrizioni israeliane sui materiali elettorali. In Israele, i leader della Joint List stanno valutando il sostegno a una coalizione anti-Netanyahu in cambio di impegni verso la creazione di uno Stato palestinese. Questi sviluppi sottolineano come la mancanza di un quadro politico stabile alimenti la continuità delle violenze sia a Gaza sia in Cisgiordania.
