Il 3 ottobre 2026 la Polizia di Stato, eseguendo un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Roma, ha posto in custodia cautelare un cittadino italiano. L’arresto è avvenuto nella capitale, dove l’uomo è stato accusato di aver ferito gravemente un funzionario della Digos durante la manifestazione di sostegno a Alfredo Cospito, avvenuta il 18 aprile dello stesso anno.
Le imputazioni comprendono lesioni aggravate e permanenti al visoviolenza e resistenza aggravata a pubblico ufficiale e detenzione di materiale con finalità di terrorismo. La misura restrittiva è stata emessa su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, a seguito di un lungo lavoro investigativo coordinato dalla Digos della Questura di Roma.
Dettagli dell’arresto e delle accuse penali
Secondo le autorità, il sospetto ha colpito il volto del vice-dirigente della Digos con un oggetto contundente, provocando ferite che, secondo il referto medico, saranno permanenti. L’episodio è ricaduto nella fattispecie di lesioni aggravate perché il danno è stato inflitto a un pubblico ufficiale in occasione di una manifestazione pubblica.
Oltre all’aggressione, l’investigazione ha rivelato la presenza sul suo smartphone di file contenenti istruzioni per la fabbricazione di ordigni e per il sabotaggio di infrastrutture essenziali, tra cui la rete ferroviaria e gli istituti carcerari.
Questi elementi sono stati valutati come materiale con finalità di terrorismo e hanno giustificato l’accusa di reato aggravato contro la sicurezza dello Stato.
Le indagini della Digos: prove digitali e materiale terroristico
Le attività investigative sono iniziate subito dopo il ferimento del dirigente della Digos del 18 aprile. Gli agenti hanno effettuato perquisizioni nei locali di residenza e in uffici privati, intercettando la rete mobile del sospetto. L’analisi dei dati ha permesso di reperire più di cinquanta documenti digitali che illustravano schemi di costruzione di bombe improvvisate, oltre a manuali per il blocco dei sistemi di segnalazione ferroviaria.
Le autorità hanno precisato che le informazioni non erano semplici ricerche su internet, ma file salvati in cartelle protette, organizzati per tipologia di ordigno e per obiettivo di sabotaggio. La Digos, in collaborazione con gli specialisti di cybercrime ha confermato che tali contenuti rientrano nella definizione di materiale terroristico previsto dall’articolo 270 del Codice Penale.
Il corteo del 18 aprile: evoluzione e scontri
Il raduno originariamente proclamato come manifestazione statică a avuto luogo a Roma il 18 aprile, con l’obiettivo di chiedere la fine del regime di 41 bis a favore di Alfredo Cospito, detenuto da anni in condizioni di isolamento. Senza preavviso, il pubblico si è trasformato in un corteo, creando un clima di tensione crescente.
Durante il percorso, le forze dell’ordine hanno dovuto intervenire più volte per contenere scontri tra alcuni partecipanti e i militari. Fu in questo contesto che il vicedirigente della Digos fu colpito alla testa, ricevendo lesioni che hanno richiesto cure mediche prolungate. L’episodio è stato ampiamente documentato da testimoni oculari e dalle riprese di telecamere di sicurezza, fornendo alla magistratura una chiara base probatoria per le accuse contro l’anarchico arrestato.
