Il rabbino Tzemach Mizrachi, capo della Sinagoga di Via Soderini, è stato aggredito il pomeriggio del 16 settembre davanti alla fermata dell’autobus 67 in piazzale Bande Nere, Milano. Il giovane religioso, vestito con il tradizionale copricapo nero a falde larghe, è stato riconosciuto da tre adolescenti di origine araba, che hanno iniziato a insultarlo prima di spintonarlo a terra e colpirlo con calci e pugni.
Come è avvenuta l’aggressione
Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, i tre aggressori – un diciannovenne marocchino e due fratelli nati in Italia da genitori tunisini, rispettivamente venti e ventunenni – hanno deliberatamente puntato il loro odioso gesto sul simbolo religioso del copricapo del rabbino. Dopo aver filmato la scena, uno dei ragazzi ha colpito il religioso da dietro, spingendolo sul marciapiede.
Il video, diffuso sui social, ha mostrato chiaramente l’intento di umiliazione e violenza, senza alcun tentativo di nascondere i volti.
Le indagini e le misure giudiziarie
La Polizia di Stato ha arrestato il ventenne, ritenuto responsabile del calcio che ha colpito il rabbino, mentre gli altri due sono stati trattenuti a piede libero.
Il ventenne è stato imputato per propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione religiosa e, in via d’urgenza, il giudice ha disposto l’obbligo di firma, permettendogli però la libertà provvisoria in attesa del processo previsto per novembre.
Rimpatrio dei due giovani stranieri
Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, tramite comunicazione su X, ha confermato l’espulsione dei due altri aggressori, uno di 19 anni rimpatriato in Tunisia e l’altro di 22 anni in Marocco. Entrambi erano stati denunciati a piede libero e hanno accettato la decisione di rientrare nei loro Paesi d’origine, sottolineando che l’atto era stato compiuto “per scherzo”.
Reazioni istituzionali e della comunità ebraica
Il presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi, ha definito “bellissima notizia” il rimpatrio, auspicando la sua applicazione anche in future situazioni di violenza. Ha inoltre richiesto l’approvazione in Camera del Ddl contro l’antisemitismo definendolo una vittoria della democrazia. Anche il ministro Piantedosi ha ribadito che “non c’è spazio nel nostro paese per odio e violenza e nessun gesto di antisemitismo verrà mai tollerato”.
Il caso ha suscitato una forte solidarietà bipartisan nella capitale lombarda, con un presidio organizzato in piazza San Carlo dalla comunità ebraica per condannare l’odio contro gli ebrei. L’episodio evidenzia la tensione ancora presente tra alcune frange giovanili di origine nord-africana e la popolazione religiosa, sottolineando la necessità di interventi preventivi e formativi per contrastare l’antisemitismo nella società italiana.
