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Attacco a Baghdad: danni all'hotel Al-Rasheed e intercettazioni vicino all'ambasciata Usa

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Un attacco senza rivendicazioni danneggia i piani superiori dell'hotel Al-Rasheed nella Green Zone di Baghdad mentre difese aeree intercettano ordigni vicino all'ambasciata Usa e alcuni siti petroliferi vengono presi di mira

Un episodio di violenza ha colpito il cuore della capitale irachena quando un drone ha raggiunto l’ultimo piano dell’hotel Al-Rasheed, situato nella Green Zone di Baghdad. Secondo fonti della sicurezza irachena citate da agenzie internazionali, non ci sarebbero state vittime, ma i danni materiali sul tetto e sugli ambienti superiori confermano la gravità dell’evento. In parallelo, le difese aeree hanno segnalato l’intercettazione di ordigni nelle vicinanze dell’ambasciata Usa, elemento che aumenta la tensione nella zona dove si concentrano missioni diplomatiche e uffici governativi.

La dinamica degli attacchi resta avvolta dall’incertezza: nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità e le autorità locali continuano a ricostruire gli eventi. Parallelamente a questi episodi, sono state riportate operazioni contro postazioni delle forze paramilitari e presunti raid su checkpoint nella provincia occidentale di Anbar, con perdite segnalate tra combattenti affiliati alle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). Il quadro complessivo descrive una escalation regionale con ripercussioni anche sulle infrastrutture energetiche nazionali.

Il colpo all’hotel e la situazione nella Green Zone

L’impatto sull’Al-Rasheed Hotel ha interessato i piani superiori, provocando danni strutturali senza vittime confermate. La Green Zone, area a controllo rafforzato che ospita ambasciate e istituzioni, è stata spesso teatro di attacchi mirati a creare pressione politica o a colpire rappresentanze straniere. Le autorità di sicurezza hanno attivato protocolli di emergenza per verificare la presenza di ulteriori ordigni e per preservare la sicurezza del personale diplomatico e dei civili presenti nell’area. La rapidità degli interventi e l’uso di sistemi di difesa aerea hanno limitato danni potenzialmente maggiori.

Intercettazioni vicino all’ambasciata Usa

Fonti di agenzia hanno riferito che due razzi di tipo Katyusha sarebbero stati intercettati nelle vicinanze dell’ambasciata Usa nella Green Zone. L’intercettazione di questi ordigni dimostra la presenza di una minaccia multipla che include sia droni sia lancio di razzi a breve gittata. Anche se non risultano feriti all’interno della missione diplomatica, la vicinanza degli impatti sottolinea il rischio persistente per le strutture sensibili e la necessità di mantenere alti livelli di protezione e vigilanza nella capitale.

Attacchi contro gruppi paramilitari e vittime nelle province

Nel frattempo, sono arrivate segnalazioni di colpi a carico di unità legate alle PMF, con il decesso di combattenti in operazioni condotte nella provincia di Anbar. Fonti riferiscono di un attacco a un checkpoint che ha causato la morte di sei miliziani, e di un altro intervento che ha colpito il quartier generale di una brigata PMF con ulteriori vittime. Inoltre, un annuncio di una formazione vicina all’Iran ha informato sulla morte di un alto responsabile della sicurezza, elemento che potrebbe alimentare ritorsioni o escalation tra fazioni.

Chi sono le PMF e il ruolo dei gruppi sostenuti dall’Iran

Le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) sono una coalizione di milizie nate per contrastare l’avanzata di ISIL e poi integrate in parte nel sistema di difesa iracheno. Alcune componenti, come quelle sostenute da Iran, mantengono legami logistici e politici con Teheran: la morte di comandanti o gli attacchi ai loro presidi possono avere risonanze transfrontaliere, contribuendo a un’escalation che coinvolge attori regionali e alleanze internazionali.

Obiettivi energetici e impatto sul settore petrolifero

Impianti energetici sono stati presi di mira: in particolare, due droni avrebbero sorvolato e colpito il giacimento di Majnoon nella provincia meridionale di Basra, secondo fonti di sicurezza. Non sono state riportate vittime, ma resta da valutare l’entità dei danni agli impianti. L’industria petrolifera irachena già soffre per le ripercussioni del conflitto tra Usa, Israele e Iran, e per la chiusura di corridoi marittimi strategici che stanno comprimendo le esportazioni.

Misure per ripristinare le esportazioni

Il ministro del petrolio ha annunciato che un oleodotto dal campo di Kirkuk verso la costa di Turkiye sarà presto ripristinato, permettendo la ripresa delle esportazioni interrotte dall’attuale crisi regionale. Se il collegamento tornerà operativo nei tempi previsti, l’Iraq potrebbe alleviare parte delle pressioni economiche generate dagli attacchi e dalla riduzione dei flussi commerciali. Tuttavia, la sicurezza delle infrastrutture rimane una variabile cruciale per la stabilità e la capacità di esportare risorse energetiche.

Infine, è stata segnalata l’intercettazione di un altro drone vicino all’aeroporto di Erbil, nella regione autonoma curda, a riprova di un conflitto che non risparmia nemmeno le aree settentrionali. Con la situazione ancora fluida e senza rivendicazioni ufficiali, le autorità nazionali e internazionali monitorano gli sviluppi per valutare possibili risposte politiche e misure di sicurezza aggiuntive.