Luigi Marattin si sarebbe avvicinato a Forza Italia, con la volontà di chiudere un accordo elettorale con il centrodestra. Il partito Liberaldemocratico sarebbe spaccato in due. I dettagli.
“Si è avvicinato a Forza Italia”, l’ex pd guarda il partito di Tajani
Una diatriba è esplosa all’interno del partito Liberaldemocratico, fondato dall’ex Pd ed ex Italia Viva, Luigi Marattin.
Lo scorso martedì infatti il partito si è spaccato in due, infatti su 50 componenti, solamente 26 hanno votato la linea del segretario Marattin, mentre ben 21 si sono espressi contro e 2 si sono astenuti. A provocare la spaccatura sarebbero state le scelte in vista delle prossime elezioni politiche, con Luigi Marattin che si sarebbe infatti avvicinato al partito di Antonio Tajani, ovvero Forza Italia, e che avrebbe manifestato la volontà di chiudere un accordo elettorale con il centrodestra.
Il presidente del partito, l’ex dem Andrea Marcucci, vorrebbe invece mantenere una posizione alternativa a entrambi gli schieramenti, e mirerebbe quindi a trovare un’intesa con Carlo Calenda e Pina Picierno. Né Marattin né Marcucci sembrano disposti a cambiare idea.
Il post di Luigi Marattin sui social
Nel pomeriggio di ieri, mercoledì 4 novembre 2026, Luigi Marattin ha pubblicato sui social un lungo post in cui precisa che la sua relazione, che è stata come detto in precedenza approvata 26 a 21, “attesta la necessità di avviare interlocuzioni con tutte le forze politiche, non solo del centro, sulla base della tutela dell’autonomia del partito e di una chiara identità politico-culturale di stampo liberale, che si sostanzia nei 4 punti che abbiamo più volte spiegato e richiamato“.
Ovvero “l’esigenza che lo Stato faccia meno e meglio“, “politiche di liberalizzazione”, “costruzione di centrali nucleari”, “una riforma della scuola“ basata sul merito. Inoltre ha anche scritto che: “La stessa linea è stata oggetto, recentemente, di una analoga discussione (stavolta di 5 ore) con la segreteria nazionale, tutti i segretari regionali e tutti i segretari provinciali. Al termine della quale tre quarti dei segretari regionali (14 su 18 esistenti) e due terzi dei segretari provinciali (48 su 75) hanno formalizzato in un documento politico l’adesione alla linea della Segreteria Nazionale.“
