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Bimba morta a Bordighera, arrestato compagno della madre: chat e foto delle violenze

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Tra maltrattamenti, prove digitali e testimonianze, la Procura ipotizza una lunga serie di violenze culminata nella morte della bimba a Bordighera.

Un’indagine complessa della Procura di Imperia sta ricostruendo le ultime settimane di vita di Beatrice, una bimba di 2 anni, trovata morta il 9 febbraio in una villetta di Bordighera. Al centro del caso, ora aggravato da nuovi arresti e da un quadro accusatorio più ampio, emergono ipotesi di maltrattamenti ripetuti, prove digitali e testimonianze familiari che delineano una situazione di violenza domestica prolungata.

Beatrice morta a 2 anni, nuova svolta: arrestato il compagno della madre

Come riportato da Sky Tg24, i carabinieri avrebbero arrestato all’alba Manuel Iannuzzi, compagno della madre della piccola Beatrice, con l’accusa di maltrattamenti aggravati e continuati. La madre risulta già detenuta per gli stessi reati. L’indagine, coordinata dalla Procura di Imperia, ha modificato nel tempo l’ipotesi iniziale, orientandosi verso una lunga serie di violenze domestiche culminate nel decesso.

Secondo il quadro accusatorio, la morte della bambina sarebbe il risultato di un contesto di “vessazioni ripetute” e aggressioni fisiche protratte nel tempo. Nell’ordinanza cautelare vengono riportate espressioni molto dure come “modalità atroci”, “intensità selvaggia” e “indole crudele”, riferite alle condotte contestate.

Gli investigatori ritengono inoltre che la piccola non sia stata accompagnata in ospedale nonostante le condizioni già critiche, ipotizzando un ritardo nei soccorsi che avrebbe avuto conseguenze fatali.

Beatrice morta a 2 anni, arrestato il compagno della madre: foto e video choc

A rafforzare l’impianto accusatorio sarebbero soprattutto i contenuti digitali sequestrati a Iannuzzi. Secondo le indiscrezioni, nel telefono sarebbero state rinvenute fotografie che mostrerebbero la bambina con evidenti ecchimosi e segni sul volto, oltre a messaggi WhatsApp in cui verrebbero descritti episodi di maltrattamento. Tra i file più rilevanti figurerebbe anche un video in cui la piccola, di appena due anni, sarebbe stata costretta a fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono: un elemento ritenuto dagli inquirenti particolarmente significativo per ricostruire il clima familiare.

Un ulteriore tassello arriverebbe dalle sorelline della vittima, ascoltate dopo l’allontanamento e inserite in un percorso protetto. Le loro dichiarazioni, inizialmente ritenute non attendibili, sono cambiate nel tempo, portando gli investigatori a riconsiderare la dinamica dei fatti. Tra le frasi riportate agli atti comparirebbe anche: Quella mattina per farla riprendere l’hanno tenuta sott’acqua, poi le hanno dato dello zucchero, un passaggio che ha contribuito a delineare il contesto di violenza domestica.

Gli inquirenti sottolineano inoltre presunte incongruenze nelle versioni fornite dagli indagati nelle prime ore dopo il decesso, ritenute compatibili con un tentativo di depistaggio. Le indagini hanno evidenziato anche riscontri tecnici, come tracce ematiche individuate sia nell’abitazione sia nell’auto della madre, elementi che si inseriscono in una ricostruzione ancora in fase di verifica.

L’attenzione resta ora sugli esiti degli accertamenti del Ris di Parma, chiamati a chiarire in modo definitivo la dinamica delle lesioni e le cause del trauma cranico fatale.