Beffa dei Riina: nei trentotto conti sequestrati solo pochi euro
Cronaca

Beffa dei Riina: nei trentotto conti sequestrati solo pochi euro

Riina

In seguito al sequestro della casa del boss Totò Riina, lo scorso 19 Luglio, sono stati rilevati ben "trentotto conti" contenenti pochi euro. Le autorità competenti stanno indagando per scoprire che fine abbiano fatto gli altri soldi.

Il caso del boss Totò Riina rimane ancora molto discusso. Questa volta si parla della casa di Riina nella quale, dopo il sequestro, sono stati segnalati “trentotto conti”. In questi sono stati rilevati solo pochi euro. Che fine hanno fatto tutti gli altri soldi? Le autorità stanno indagando.

I dettagli del caso dei “trentotto conti” di Totò Riina

Il sequestro è scattato lo scorso 19 Luglio e i carabinieri del Ros e della Compagnia di Corleone hanno segnato sul verbale la presenza di ben “trentotto conti” fra conti correnti bancari e postali, dossier titoli e libretti a risparmio. Il fatto su cui stanno indagando le autorità è che in questi conti è stata rilevata solo una piccola manciata di euro e si sta cercando di capire che fine possa aver fatto il resto dei soldi.

La parola chiave dell’atto d’accusa firmato dal procuratore Francesco Lo Voi è “sperequazione”. Infatti rimane avvolto dal mistero come i parenti del boss abbiano potuto fare assegni circolari, vaglia postali, aprire società se la somma di denaro di cui dispongono è insufficiente? Nello specifico, donna Ninetta avrebbe fatto assegni circolari e vaglia postali poi girati ai propri congiunti detenuti, mentre il genero di Riina, Tony Ciavarello, avrebbe aperto in Puglia le sue società impegnate nel settore dei ricambi di auto e camion.

Sebbene nel 2015 Ciavarello ha ereditato dal padre alcuni immobili, la Procura di Palermo ha chiarito che gli immobili in questione sono di “scarso valore, posto che comunque questi non risultano essere produttivi di redditi”.

Il tribunale Misure di prevenzione presieduto da Raffaele Malizia (a latere Giuseppina Di Maida e Vincenzo Liotta) ha inoltre scritto: “I nuclei familiari dei figli di Riina risultano non avere la disponibilità di redditi sufficienti a far fronte anche alle sole spese necessarie per il sostentamento degli stessi; ne consegue che in tale situazione, qualsiasi, pur minimo, accumulo di risorse, risulta del tutto ingiustificato”.

La procura di Palermo e i carabinieri stanno quindi portano avanti le indagini sui conti sequestrati e stanno cercando di ricostruire tutti i movimenti, per capire se anche il resto della famiglia di Riina è coinvolta.

Parlano i figli del boss

I figli di Totò Riina però rispondono alle accuse di coinvolgimento nel caso, e lo fanno tramite dei posti su Facebook.

Maria Concetta Riina scrive “Voglio solo dire che il tempo darà le giuste risposte. Io so di essere nel giusto e lo dimostrerò”, mentre il marito dichiara Chiedo scusa al Popolo di San Pancrazio Salentino se involontariamente ho trascinato il paese all’onore delle cronache giornalettistiche, non ho colpe e per l’ennesima volta sono stato trascinato senza motivo in tribunale, dimostrerò la mia innocenza, chi e quanti mi conoscono sanno della mia serietà e buona fede”.

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