In un’intervista al Corriere della Sera il cantautore milanese Biagio Antonacci, 62 anni, ha offerto uno spaccato sincero della sua vita privata e professionale. Tra i temi affrontati emergono la definizione moderna del concetto di nucleo, la rivelazione della sua dislessia e la decisione sul futuro musicale che lo porterà a firmare nel 2026 il suo ultimo disco pop.
La conversazione si intreccia con aneddoti: dal video girato nella sua casa di Bertinoro, alla passione per le moto — una BMW del 1984 — fino al racconto di pezzi simbolo come “Liberatemi” e “Iris”. Antonacci spiega le scelte di vita con la chiarezza di chi ha vissuto decenni sul palcoscenico ma preferisce uno sguardo quotidiano e prossimo alla gente.
Il concetto di «nucleo» e le relazioni
Per Antonacci la parola famiglia appare spesso limitante: preferisce usare il termine nucleo perché, come spiega, è «più contemporaneo» e include situazioni diverse come le coppie arcobaleno o chi condivide la casa per motivi economici. Dalla relazione con Marianna Morandi, durata dal 1993 al 2002, sono nati Paolo e Giovanni; con Paola Cardinale ha avuto Carlo.
Pur non essendosi mai sposato, afferma di aver sempre avvertito «la stessa responsabilità» verso chi gli è vicino, sostenendo che per tutelare legalmente queste persone bastano testamenti chiari piuttosto che l’atto del matrimonio.
Le scelte pratiche e il desiderio di una celebrazione amichevole
Quando gli si chiede se sposarsi sarebbe stata una scelta più protettiva, Antonacci risponde che non ne ha mai sentito la necessità, pur ammettendo che se dovesse sposarsi vorrebbe come celebrante l’amico Antonio Albanese. Questa risposta sintetizza il suo approccio pratico: valori e impegni concreti mantengono i rapporti, mentre le etichette non devono escludere o normare ciò che è già solido e vissuto.
La lettura, la dislessia e le fonti di ispirazione
Una delle rivelazioni più sorprendenti è la confessione che non ha mai letto un libro per intero. Antonacci collega questa difficoltà a una forma di dislessia, che lo fa perdere dopo poche righe: un medico specializzato gli ha indicato proprio questo disturbo come possibile causa. Nonostante ciò, non rinuncia al piacere della parola: legge poesie, in particolare apprezza Giorgio Caproni, e trae ispirazione dalle persone che incontra, descrivendo gli anziani come «libri umani» da cui rubare storie.
Poesia e racconto quotidiano
Antonacci spiega che, a differenza di colleghi che attingono a romanzi per costruire testi, la sua materia prima è la vita reale. Nei concerti e nei video preferisce mostrare il quotidiano: il figlio che compare appena riconoscibile, la casa di campagna, le sue motociclette. Questo approccio rende la sua musica legata a esperienze vissute, percorsi emotivi che diventano canzoni più che citazioni letterarie.
Carriera, successi e scelte artistiche future
Ripercorrendo momenti chiave, Antonacci ricorda come “Liberatemi” nel 1992 sia stata la sua ultima chance: se fosse andata male avrebbe lasciato la musica e sarebbe tornato a fare il geometra. Parla anche di “Iris”, nata da una dedica di una fan, e del primo San Siro nel 2007, episodio intorno al quale scoppiarono polemiche sui biglietti regalati. Difende il meritato successo ottenuto dopo anni di palcoscenici e sottolinea la velocità con cui oggi si costruiscono carriere, spesso a scapito dello sviluppo del talento.
Guardando al futuro, conferma che il disco in arrivo nel 2026 segnerà la chiusura della sua stagione pop: dopo quel lavoro pensa di esplorare il minimalismo voce e chitarra o di avventurarsi nell’elettronica spinta. Non esclude del tutto nuove apparizioni in festival come Sanremo, ma dice di aver spesso rinunciato al ritorno per sentirsi, alla fine, in pace con la sua scelta. Nel frattempo ha in programma una serie di concerti estivi in luoghi storici — dal Teatro greco di Tindari al Vittoriale di Gardone — dove porterà uno spettacolo acustico e narrativo, vicino alla sua idea di comunità intorno alla musica.