> > De Meo: serve coraggio per far emergere il sistema di designazioni arbitrarie

De Meo: serve coraggio per far emergere il sistema di designazioni arbitrarie

De Meo: serve coraggio per far emergere il sistema di designazioni arbitrarie

Pasquale De Meo ricostruisce il suo percorso, denuncia un 'codice' di comunicazione con la sala Var e chiede che la Procura di Milano verifichi i fatti per garantire imparzialità

La vicenda che vede al centro l’Associazione italiana arbitri (Aia) e la recente inchiesta della Procura di Milano ha riacceso il dibattito sul funzionamento interno del mondo arbitrale. A prendere posizione è l’ex arbitro Pasquale De Meo, che dopo oltre cento presenze in Serie A racconta di aver pagato personalmente la scelta di denunciare presunte anomalie organizzative e comportamentali, e lancia un appello ai colleghi: denunciate, non abbiate timore.

De Meo spiega che la sua decisione non nacque da rancore ma da un obbligo morale verso la correttezza sportiva: l’episodio decisivo risale al periodo successivo alla partita Milan-Empoli del 2026, quando segnalò alcune dichiarazioni considerate lesive per i vertici arbitrali. Per lui quella scelta segnò la fine della sua ascesa, ma gli permise di mantenere la propria coerenza professionale.

Le accuse e il presunto codice della Sala Var

Secondo le ricostruzioni emerse, all’interno del mondo arbitrale esisterebbe un insieme di pratiche non ufficiali, descritte da alcuni ex fischietti come un vero e proprio codice per comunicare tra la vetrata della sala Var e gli addetti in campo. De Meo parla di gesti convenzionali, come la mano alta o il pugno chiuso, usati per indicare suggerimenti o interventi ritenuti opportuni.

Gli inquirenti della Procura stanno valutando se queste consuetudini possano aver influenzato le valutazioni e le designazioni, con possibili ripercussioni sul principio di imparzialità.

Come sarebbe funzionato il meccanismo

Il cuore della contestazione riguarda il modo in cui venivano gestite le correzioni di decisione: non tanto per favorire singole squadre, ma per tutelare la carriera di alcuni arbitri e incidere sul sistema di valutazione. De Meo e altri ex arbitri riferiscono che errori differenti venivano valutati con criteri non omogenei, creando un squilibrio nella selezione. Questo aspetto mette in luce il nodo economico e professionale dell’arbitraggio, dove non lavorare significa perdere un reddito importante.

Il percorso di denuncia di Pasquale De Meo

La storia personale di De Meo emerge come esempio di dissenso interno: dopo aver segnalato comportamenti di alcuni dirigenti arbitrali, tra cui figure di spicco come il designatore Gianluca Rocchi, l’ex arbitro racconta di essere stato progressivamente marginalizzato. L’indagine sportiva federale aperta all’epoca fu archiviata, e la richiesta di accesso agli atti gli venne negata, fattori che hanno alimentato la convinzione di un sistema non imparziale. Di fronte a questa situazione, De Meo confida ora nella giustizia ordinaria per una valutazione terza dei fatti.

Ritorsioni, solidarietà e il silenzio collettivo

De Meo descrive una doppia reazione: un isolamento pubblico accompagnato da sostegno privato di alcuni colleghi, rivelando la paura diffusa di esporsi per timore di perdere posizioni economiche o status. Il suo invito è diretto: rompere il muro del silenzio significa proteggere la dignità professionale e l’integrità del sistema. In questo senso reputa che l’Aia debba essere ripensata nella sua struttura per garantire maggior autonomia e trasparenza.

Verso una riforma? Le proposte di autonomia dell’Aia

Tra le proposte avanzate da De Meo c’è l’idea di trasformare l’Associazione in un ente con maggiore autonomia rispetto alla FIGC, sia sul piano gestionale che su quello economico, per ridurre possibili conflitti di interesse e pressioni esterne. Secondo l’ex arbitro, questa autonomia favorirebbe un giudizio più indipendente nella selezione e nella valutazione delle prestazioni arbitrali, contribuendo a ridurre il rischio di favoritismi e a tutelare meglio chi opera sui campi.

La vicenda rimane all’esame degli organi inquirenti e procede tra indagini, denunce e interventi della giustizia ordinaria. Per De Meo la speranza è che la revisione del sistema arbitrale parta proprio da chi oggi sente il dovere di raccontare ciò che ha visto e subito: un passo necessario per restituire trasparenza al ruolo dell’arbitro e fiducia al pubblico.