Dopo la morte di un bimbo di 18 mesi all’ospedale di Catanzaro e il ricovero di altri piccoli che frequentavano lo stesso asilo nido di Tropea, tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti è emersa una possibile infezione da Clostridium difficile. Gli accertamenti dovranno chiarire l’origine del contagio dal batterio killer e l’eventuale legame tra i diversi casi.
Bimbo morto a Catanzaro, il sospetto sul batterio: indagini sui casi tra i bambini dell’asilo
È ancora tutta da chiarire la causa della morte del piccolo Alessio Pio, il bambino di 18 mesi deceduto all’ospedale di Catanzaro dopo un aggravamento delle sue condizioni. Tra le ipotesi degli investigatori c’è anche quella di una possibile infezione da Clostridium difficile, un batterio che potrebbe essere collegato anche ai ricoveri di altri quattro bambini che frequentavano lo stesso asilo nido privato di Tropea.
Al momento, però, non esistono conferme definitive sul contagio e gli accertamenti sono ancora in corso. Il bambino era stato inizialmente ricoverato a Vibo Valentia per una grave infezione intestinale e, dopo un peggioramento del quadro clinico, era stato trasferito a Catanzaro, dove i medici avevano valutato anche l’ipotesi di una setticemia. La Procura di Vibo Valentia ha aperto un’inchiesta per ricostruire la dinamica dei fatti, disponendo il sequestro della salma e della documentazione sanitaria.
In totale, 12 bambini su 25 iscritti alla struttura avrebbero manifestato problemi gastrointestinali, mentre quattro sono stati ricoverati. Tre di loro sarebbero già stati dimessi, mentre un altro resta sotto osservazione nel reparto pediatrico, ma le sue condizioni non desterebbero preoccupazione. L’asilo ha sospeso temporaneamente le attività educative e l’intera struttura è stata sottoposta a verifiche e sanificazione straordinaria. “Siamo tutti molto preoccupati per un eventuale contagio. Ho paura che il batterio possa aver circolato anche tra gli altri bambini della scuola“, ha raccontato al Corriere della Sera la mamma di un bambino di un anno e due mesi che frequenta il nido.
Bimbo morto a Catanzaro e l’ipotesi batterio killer: cos’è il Clostridium difficile
Il Clostridium difficile, conosciuto anche come C. diff, è un batterio che normalmente può essere presente nell’organismo umano, in particolare nella flora intestinale. Secondo un focus dell’Irccs Humanitas, “Il Clostridium difficile è un batterio anaerobio, Gram-positivo, presente fisiologicamente nella flora batterica della vagina e dell’intestino“. La trasmissione avviene principalmente attraverso la via oro-fecale: il microrganismo può diffondersi entrando in contatto con superfici o oggetti contaminati e portando poi le mani alla bocca o alle mucose.
Il batterio, spiegano gli esperti, “può vivere per lunghi periodi su oggetti e superfici“. Per questo tra le principali misure preventive vengono indicate una corretta igiene delle mani, soprattutto dopo essere stati in bagno e prima dei pasti, oltre alla pulizia accurata degli ambienti utilizzati da persone con diarrea. L’infezione può provocare diversi disturbi, soprattutto a livello intestinale. Tra i sintomi più comuni ci sono diarrea acquosa, febbre, perdita di appetito, nausea e dolori addominali. Nei casi più gravi può svilupparsi una colite, fino alla colite pseudomembranosa, una forma infiammatoria associata a diarrea e febbre.
La pericolosità del batterio è legata alla produzione di tossine che possono danneggiare l’intestino. Come spiegano gli esperti, “alcuni ceppi possono causare nell’uomo la colite soprattutto quando riescono a moltiplicarsi nell’intestino in grandi quantità“. Questo può accadere, ad esempio, quando la flora batterica viene alterata da terapie antibiotiche prolungate, motivo per cui i soggetti sottoposti a lunghi trattamenti antibiotici sono considerati maggiormente esposti. Per curare l’infezione possono essere utilizzati specifici antibiotici, tra cui metronidazolo, vancomicina o fidaxomicina, generalmente somministrati per via orale per almeno dieci giorni. Tuttavia, secondo Humanitas, “l’infezione torna in circa il 20% dei pazienti“, rendendo necessari controlli e attenzione anche dopo la guarigione.
Secondo l’Istituto superiore di sanità, la Clostridioides difficile infection rappresenta una delle più importanti infezioni correlate all’assistenza sanitaria nei Paesi industrializzati ed è considerata una delle principali cause di diarrea negli ospedali. L’Iss evidenzia come negli ultimi decenni siano aumentati non solo i casi, ma anche la gravità delle infezioni e la mortalità associata, soprattutto nei pazienti più fragili. In Italia non è ancora attivo un sistema nazionale completo di sorveglianza delle infezioni da C. difficile, anche se sono stati avviati progetti dedicati al monitoraggio delle infezioni correlate all’assistenza.
