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Carenza di medicine in Sudan: come la guerra ha smantellato la filiera sanitaria

Carenza di medicine in Sudan: come la guerra ha smantellato la filiera sanitaria

La guerra in Sudan ha compromesso produzione e distribuzione dei farmaci: ospedali chiusi, catene logistiche interrotte e un mercato sommerso che mette a rischio la vita dei pazienti.

In molte case di Khartoum e nelle regioni colpite dal conflitto la cura medica è diventata un lusso incerto. Pazienti cronici, madri e bambini si trovano a fare i conti non solo con la scarsità di medicine ma anche con la qualità dubbia di ciò che riescono a reperire. La rottura delle catene di produzione e conservazione ha trasformato semplici terapie in una lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Il quadro è aggravato da attacchi mirati alle strutture sanitarie e da ritardi logistici nelle consegne internazionali: tutto questo ha creato un mercato parallelo dove circolano farmaci non regolamentati e spesso pericolosi. Comprendere le dimensioni di questa emergenza è essenziale per qualsiasi risposta umanitaria efficace.

Il collasso della produzione e delle forniture

Prima del conflitto, le industrie farmaceutiche locali riuscivano a soddisfare una quota significativa del fabbisogno nazionale con prodotti per diabete, ipertensione e cure pediatriche.

Con l’escalation dello scontro tra Sudanese Armed Forces (SAF) e il Rapid Support Forces (RSF), molti stabilimenti hanno sospeso le attività, e i magazzini centrali sono stati danneggiati o saccheggiati. Secondo il rapporto HeRAMS citato nella WHO Public Health Situation Analysis del 6 gennaio 2026, il 40 percento delle strutture sanitarie nel paese è completamente non operativo.

Zone più colpite

Le chiusure sono particolarmente gravi nelle province dove i combattimenti sono più intensi: nel territorio di Khartoum il tasso di fermo è arrivato all’87 percento e in North Kordofan all’85 percento. In aree come Darfur, Gezira e Kordofan, la funzionalità degli ospedali è estremamente limitata, aggravando i rischi per le popolazioni civili intrappolate nei fronti di guerra.

Il mercato nero e i rischi per i pazienti

Con la chiusura dei canali regolari, si è sviluppata una rete di approvvigionamento non controllata: i cosiddetti farmaci “Boko”. Queste confezioni, spesso importate illegalmente, non rispettano i requisiti di conservazione a temperatura controllata né i controlli di qualità, con conseguenze potenzialmente letali per chi le assume. Nei casi di terapie endovenose, la somministrazione di prodotti degradati può provocare infezioni gravi o shock sistemico.

Testimonianze dal campo

Pazienti diabetici descrivono il calcolo minuzioso delle dosi residue e la paura che l’insulina sia deteriorata: controllare la data di scadenza non basta se il farmaco è stato conservato male. Farmacisti locali segnalano che molti antimalarici iniettivi arrivano attraverso rotte di contrabbando, privi di ogni garanzia, aumentando il rischio di mortalità.

Impatto sugli ospedali e sugli aiuti internazionali

Ospedali funzionali sono ridotti ai minimi termini e quelli ancora operativi faticano a rifornirsi. Report dell’UNFPA e della WHO mettono in evidenza maternità sotto pressione e strutture che rischiano la chiusura per mancanza di farmaci essenziali. Le consegne transfrontaliere subiscono ritardi notevoli: secondo la situazione analizzata il percorso dalle città portuali come Douala fino a zone remote può durare fino a 90 giorni, rendendo spesso inefficaci forniture sensibili alla temperatura.

Attacchi e saccheggi

La situazione peggiora quando le strutture sanitarie vengono colpite direttamente. Numerosi attacchi con droni e assalti a ospedali sono stati documentati: il 20 marzo 2026 un raid ha colpito l’Al-Daein Teaching Hospital in East Darfur, causando decine di vittime; il 2 aprile 2026 un altro attacco ha interessato Al-Jabalain Hospital nella White Nile state, con personale medico tra le perdite. Episodi di saccheggio e distruzione delle attrezzature riducono ulteriormente la capacità di cura.

Verso quali soluzioni?

La ricostruzione della filiera sanitaria richiede impegno multilivello: riparare magazzini, ristabilire linee di produzione locali e garantire corridoi umanitari sicuri per spedizioni sensibili. Il richiamo del WHO Director-General Tedros Adhanom Ghebreyesus il 4 aprile 2026 sottolinea la necessità di solidarietà internazionale e misure politiche decisive per evitare il collasso totale del sistema sanitario sudanese.

Nel frattempo, la popolazione continua a contare su soluzioni improvvisate e sulle organizzazioni umanitarie per accedere a cure essenziali. Senza un intervento coordinato e il ripristino di controlli di qualità, il rischio è che carenze e farmaci contraffatti causino un numero crescente di vittime indirette della guerra.