> > Casa di Pamela Genini a Milano: sigilli strappati e misteriose tracce

Casa di Pamela Genini a Milano: sigilli strappati e misteriose tracce

Casa di Pamela Genini a Milano: sigilli strappati e misteriose tracce

Scandalo nella scena del crimine di Pamela Genini: sigilli rimossi, oggetti spariti e nessuna traccia di scasso

Il caso Pamela Genini ha nuovamente riempito le pagine dei quotidiani: il 14 ottobre 2025 la giovane modella era stata uccisa nel suo appartamento di via Iglesias 33, a Milano, dal compagno allora convivente Gianluca Soncin. A pochi mesi dal processo, il 28 ottobre 2026 la polizia è tornata sul luogo per restituire alla famiglia gli effetti personali della vittima, ma ha scoperto che la scena del crimine era stata nuovamente violata.

Sigilli alterati e guanti in lattice: i reperti trovati

Durante l’operazione di restituzione gli agenti della polizia giudiziaria hanno notato che i sigilli applicati subito dopo l’omicidio erano stati strappati o rimossi. Sullo scaffale del piano superiore sono stati rinvenuti guanti in lattice di una tipologia diversa da quella fornita alle forze dell’ordine, il che ha subito sollevato dei dubbi sulla loro provenienza.

Inoltre, sono state individuate diverse custodie destinate a contenere gioielli, trovate vuote e sparse tra gli arredi.

Dettagli sui contenitori vuoti

Le scatole, di solito utilizzate per conservare anelli, collane e altri oggetti di valore, erano prive di contenuto, suggerendo un possibile furto o una rimozione volontaria da parte di chiunque avesse avuto accesso all’appartamento.

La famiglia, presente con gli avvocati, ha immediatamente segnalato la perdita di vestiti e gioielli, ma le autorità non hanno ancora potuto stabilire con certezza quali oggetti siano realmente scomparsi.

Come è stato possibile entrare senza forzare la porta?

Un elemento cruciale della ricostruzione è l’assenza di segni di effrazione sulla porta d’ingresso. La madre di Pamela, intervenuta in collegamento, ha dichiarato: «Non c’erano segni di scasso, chi è entrato aveva le chiavi»». La mancanza di graffi, schegge di vetro o maniglie danneggiate indica che l’accesso è avvenuto mediante una chiave legittima o copiata.

Secondo le informazioni in possesso delle autorità, le chiavi dell’appartamento sono ufficialmente in mano ai dirigenti della polizia giudiziaria e alla proprietaria dell’immobile, dal momento che la giovane viveva in affitto. Al momento non è emerso alcun indizio su un eventuale furto o smarrimento di tali chiavi, né su possibili copie non autorizzate.

Il contesto più ampio: omicidio e profanazione della tomba

Il dramma della giovane non si è limitato al massacro di ottobre 2025. Sei mesi fa, la tomba di Pamela nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, è stata profanata: il cadavere è stato aperto e la testa è stata asportata. Le indagini hanno individuato Stefano Dolci, vecchio amico della vittima, come principale sospettato di questo oltraggio. La Procura di Bergamo ha avviato un fascicolo separato per il caso.

Il processo contro Gianluca Soncin, imputato per omicidio pluriaggravato, è previsto per il 25 novembre presso la Corte d’Assise di Milano, con una seconda udienza fissata per il 30. Nel frattempo, la scoperta dei sigilli violati riapre interrogativi sulla tutela della scena del crimine e sull’eventuale presenza di terze persone tra le investigazioni.

Alla luce degli ultimi accertamenti, la Polizia Scientifica è tornata nuovamente sull’appartamento per prelevare eventuali impronte residue sui sigilli, analizzare i guanti trovati e verificare la catena di custodia dei **contenitori vuoti**. La famiglia di Pamela, ancora sconvolta, ha sporto denuncia contro gli ignoti responsabili della nuova violazione e spera che le indagini possano finalmente fare chiarezza su chi abbia avuto le chiavi e per quale motivo.

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