A oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, l’inchiesta della Procura di Roma torna a concentrarsi su persone ed episodi rimasti a lungo sotto esame. Tra i nuovi sviluppi emerge il nome di Gabriella Boggiani, terza indagata nel procedimento, mentre proseguono gli accertamenti su Marco Fassoni Accetti e sulle circostanze legate alla telefonata del 1983.
Nuovi accertamenti sul caso Orlandi e sulla vicenda di José Garramon
L’inchiesta riaperta formalmente dalla Procura di Roma nel 2023 continua a concentrarsi anche su altri episodi rimasti al centro di interrogativi nel corso degli anni. Come riportato da Sky Tg24, gli accertamenti riguardano, oltre alla scomparsa di Emanuela Orlandi, anche quella di Mirella Gregori e la morte di José Garramon, il tredicenne trovato senza vita nel dicembre 1983 nella pineta di Castel Porziano dopo essere stato investito da Accetti.
Per quell’episodio l’uomo è stato condannato in via definitiva per omicidio colposo.
Di recente, tuttavia, la Commissione parlamentare ha nuovamente approfondito la vicenda: la madre di José, Maria Laura Bulanti, ha riconosciuto in Accetti il “finto prete” che si sarebbe presentato nella sua abitazione poco prima della scomparsa del figlio.
Nel quadro delle nuove verifiche si inserisce anche la figura dell’ex giudice istruttore Ilario Martella, morto all’età di 91 anni all’Ospedale di Civita Castellana.
Magistrato dal 1965, Martella fu giudice istruttore presso il Tribunale di Roma dal 1978 al 1990 e seguì importanti procedimenti legati al terrorismo e alla criminalità organizzata. La sua ultima apparizione pubblica risaliva al 28 luglio scorso, in Senato, durante la presentazione di un saggio dedicato proprio alle vicende di Orlandi e Gregori.
Caso Emanuela Orlandi, spunta una terza indagata: chi è Gabriella Boggiani
È Gabriella Boggiani la terza persona iscritta nel registro degli indagati nell’ambito della nuova inchiesta della Procura di Roma sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, dopo Marco Fassoni Accetti e Laura Casagrande. Il nome della donna era già emerso per una telefonata effettuata nel 1983 insieme ad Accetti, fotografo e cineasta romano che da anni sostiene di aver avuto un ruolo nel presunto rapimento della giovane cittadina vaticana. Boggiani ha riferito di aver appreso soltanto durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta di essere sottoposta a indagine: “Apprendo ora di essere indagata”. La sua posizione sarebbe inserita in un fascicolo distinto da quello relativo ad Accetti, nel quale figurerebbero anche altre persone appartenenti alla sua cerchia di conoscenze dell’epoca.
Nel corso dell’audizione, come riportato da Sky Tg24, Boggiani avrebbe ricostruito l’episodio al centro dell’attenzione degli investigatori, prendendo le distanze da Accetti e definendolo una persona “stravagante, pazzerello”, con la quale aveva avuto una frequentazione occasionale più di quarant’anni fa. “Io non ho mai avuto paura, certo adesso dopo quello che è stato detto qui, io non sapevo di essere indagata, un po’ di timore ce l’ho”.
La donna ha quindi confermato di aver effettuato una telefonata da una cabina del quartiere Africano, a Roma, su richiesta di Accetti: “Un giorno Accetti mi disse dai, dai fai questo scherzo, fai questa telefonata, io la feci”. Secondo il suo racconto, le venne chiesto semplicemente di dire: “dì che noi sappiamo dove sta Emanuela Orlandi e basta finito”. Boggiani ha però escluso di aver letto il presunto comunicato relativo a uno scambio tra Emanuela Orlandi e il terrorista turco Alì Agca: “Confermo di aver fatto una telefonata, non di aver letto un comunicato”.
