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Caso Metro Marghera, dipendente licenziato per un danno di 280 euro si suicida: la sentenza ribalta tutto

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Il Tribunale del Lavoro di Venezia ha dichiarato sproporzionato e quindi illegittimo il licenziamento del dipendente Metro di Marghera.

Il caso riguarda il licenziamento di Paolo Michielotto, addetto alle vendite del magazzino Metro di Marghera, contestato per alcune operazioni legate a spedizioni agevolate e quantificate dall’azienda in un presunto danno di 280 euro. Dopo il provvedimento del 31 luglio 2024 e il successivo suicidio del lavoratore, la famiglia ha impugnato il licenziamento.

Il Tribunale del Lavoro di Venezia ha infine stabilito che la sanzione era sproporzionata e quindi illegittima: ecco tutti i dettagli della sentenza secondo le indiscrezioni del Corriere.

Caso Metro Marghera: licenziato per un danno di 280 euro, poi si suicida

La vicenda si colloca tra la fine di luglio e l’agosto 2024: il 31 luglio Michielotto viene sospeso e poi licenziato, mentre l’11 agosto si toglie la vita nella propria abitazione, condivisa con la madre.

L’uomo, sopraffatto dalla situazione, non avrebbe comunicato subito la decisione alla famiglia. Il caso ha poi assunto una dimensione giudiziaria e sindacale, con il sostegno della Cgil e della Filcams Cgil di Venezia, che hanno seguito anche il ricorso promosso dai familiari.

La sorella Maria Cristina ha raccontato il dolore e la determinazione nel cercare una verità giuridica: “Mio fratello era una persona onesta, brava e altruista.

Ha lavorato per venticinque anni nella stessa azienda in modo integerrimo, dando anima e corpo. Le parole del giudice riabilitano la sua figura, ma non tolgono il nostro dolore, a noi manca tanto, manca a me, al fratello, alle due nipoti e a tutti gli amici“.

Sul piano legale, l’avvocato Leonello Azzarini ha sottolineato la particolarità del caso: “È un caso nuovo, non ci sono casi di impugnazioni per licenziamento da parte di una persona deceduta. Quindi non si chiedeva il reintegro, ma la legittimità di quel licenziamento. E il giudice ha stabilito che è stato un provvedimento eccessivo e ha riconosciuto un risarcimento del danno alla famiglia“.

Caso Metro Marghera, licenziato per 280 euro e morto suicida. La sentenza: “Licenziamento illegittimo”

Il Tribunale del Lavoro di Venezia, stando a quanto riportato dal Corriere, pare abbia stabilito l’illegittimità del licenziamento di Paolo Michielotto, dipendente del magazzino Metro di Marghera, deceduto suicida nell’agosto 2024 dopo il provvedimento disciplinare legato a un presunto danno di circa 280 euro. La decisione, resa nota dalla Cgil veneziana insieme alla Filcams e ai familiari che avevano promosso l’azione legale, riconosce l’eccessiva durezza della misura adottata dall’azienda.

Il giudice Anna Menegazzo avrebbe infatti definito il provvedimento «una sanzione sproporzionata», disponendo anche un risarcimento pari a quindici mensilità in favore della sorella. Dalle ricostruzioni emergerebbe che Michielotto, 55 anni, residente a Piove di Sacco e impiegato da anni nel settore vendite, lavorava per Metro da circa vent’anni (con precedenti esperienze tra Padova, Udine e infine Marghera). Stando alle nostre fonti, non avrebbe avuto precedenti disciplinari e, secondo la sentenza, avrebbe avuto a disposizione di un budget aziendale destinato a sconti e omaggi per fidelizzare la clientela.

Come riportato da Il Gazzettino, insieme agli ordini effettuati, avrebbe consentito ai clienti di inserire nei colli anche prodotti rimasti invenduti in magazzino, che altrimenti sarebbero stati destinati allo smaltimento. Questa pratica avrebbe così permesso di raggiungere la soglia minima necessaria per ottenere la spedizione gratuita. Secondo la ricostruzione giudiziaria, l’azione disciplinare sarebbe stata orientata più a favorire i clienti che a ottenere un vantaggio personale, rendendo quindi ingiustificata la misura estrema del licenziamento.

Anche la Cgil e la Filcams hanno commentato la sentenza con parole dure verso l’azienda: “Questa decisione fa giustizia della sua rettitudine, del suo alto senso del dovere e della sua onestà, che Metro aveva umiliato con un licenziamento ingiusto.

Sulla vicenda risulterebbe inoltre aperto un procedimento dell’Inail di Venezia per valutare eventuali connessioni tra l’evento tragico e le condizioni lavorative.